• Feb
    09
    2018

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Ultramajic

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Dai primi anni ottanta e per quasi un ventennio Detroit ha rappresentato il centro assoluto del suono techno: senza nulla togliere ad altre realtà capaci di imporsi nel corso degli anni (Berlino su tutte, ma anche Roma per un periodo ha sviluppato un proprio suono, peculiare e riconoscibile), la grande città nello stato del Michigan può comunque vantare una precedenza cronologica e l’ovvia e consequenziale importanza, grazie anche ad almeno due generazione di artisti che, a posteriori, tutti riconosciamo come verissimi pionieri (da Derrick May a Carl Craig).

Devono essere in parte anche questi i motivi che hanno spinto Jimmy Edgar, producer e leader della label Ultramajic, ad acquistare, praticamente alla cieca, tutto il contenuto di un vecchio capannone della periferia di Detroit. E probabilmente neanche se lo aspettava che in quella confusione di vecchie luci stroboscopiche, drum-machine ormai obsolete e innumerevoli nastri di registrazione saltasse fuori una chicca come queste sei tracce firmate Ashtar Lavanda. Recuperate in uno scatolone risalente alla seconda metà degli anni novanta (tra il 1995 e il ’98), le sei breve composizioni offrono un efficace spaccato electro-funk, memore tanto del groove sexy e grasso di Prince e Parliament quanto delle intuizioni robotiche e fantascientifiche dei Kraftwerk, muovendosi indubbiamente sulla scia dei visionari conterranei Drexciya (che, attivi sin dal 1992, arriveranno all’esordio discografico soltanto nel 1999).

Unsolved Mysteries (uno dei quali riguarda l’identità stessa del produttore, nota al solo Jimmy Edgar) non ha forse la potenza e l’eccezionalità delle opere migliori del duo Donald/Stinson, ma riesce a fotografare con gusto e chiarezza un determinato e affascinante periodo storico (citazione necessaria poi per l’ottima cover in pieno stile Ultramajic).

10 Febbraio 2018
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