Recensioni

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Chris Baio era già un uomo di mondo quando suonava nei Vampire Weekend, compagine indie a stelle e strisce che mescolava worldbeat a sfuriate indie-rock. Dopo un esordio solista con una virata verso un’elettronica massiccia e patinata iniettata in canzoni dal richiamo fortemente pop, il musicista torna con questo Man Of The World.

Il secondo disco solista del Nostro si attorciglia a beat al confine tra Depeche Mode Massive Attack (Dangerous Anamal), tropicalismi in stile Neon Indian inquadrati in scenari che mescolano Madchester e Daft Punk (The Man Of The World) e un forte richiamo pop con tanto di fiati in stile Jungle e falsetti catchy (Philosophy!). Il dancefloor di Baio ovviamente ha le radici ben piantate nel suo passato: la vena esotica pulsa lungo tutto Man Of The World e, in sostanza, quanto fatto di buono in The Names, con quelle dichiarazioni d’amore a New OrderRoxy Music e i richiami sonori dei tropici di Jens Lekman, viene qui ripreso pedissequamente (basti ascoltare Shame In My NameBe Mine), a tal punto da segnare uno stretto legame tra i due album, sottolineato dalle grafiche molto simili delle copertine.

Tutto questo per dire che se qualche anno fa parlammo del debutto di Baio come di un qualcosa di interessante, adesso dovremmo aggiustare il tiro e affermare che è la carriera del buon Chris a essere degna di nota. Non è facile reinventarsi, ci sono però album come questo a testimoniare che uno su mille ce la fa e ci riesce in maniera non eccelsa, ma pur sempre affascinante.

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