• Nov
    23
    2018

Album

Leaving Records

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Oltre che con la tournée di Peter Murphy e David J, il quarantennale dei Bauhaus è onorato da una serie di ristampe di tutti gli LP della band, in CD e in vinili colorati. La ciliegina sulla torta per i curiosi e gli appassionati del gruppo dark inglese è questo breve album che recupera dagli scaffali polverosi e inesplorati del tempo le prime incisioni professionali di quelli che si chiamavano ancora Bauhaus 1919.

È il 26 gennaio del 1979, e quando entrano nei Beck Studios di Wellingborough, i quattro – Peter Murphy, Daniel Ash, David J e Kevin Haskins – esistono come gruppo da un paio mesi, forse nemmeno. Ash e i due fratelli avevano già avuto modo di suonare insieme in band precedenti, ma Murphy sì è da poco unito a loro. Hanno già provato a far girare un demo: invece del classico nastro, si trattava di un video girato da un amico. L’idea non ha funzionato granché. Funziona benone, piuttosto, l’intuizione che hanno Daniel Ash e David J, ovvero buttare giù un pezzo strano dedicato all’attore Bela Lugosi. Ecco il brano-icona, quell’horror-dub che è ancora l’inno di una cultura underground che lo venera tra i suoi miti. Un a parte clamoroso nel repertorio dei Bauhaus, il loro brano più rappresentativo eppure così diverso da tutti gli altri. Pensandoci, stupisce meno che la versione di studio sia sempre rimasta limitata al bellissimo 45 giri per la Small Wonder, fino appunto a oggi (questa è la sua prima ristampa ufficiale su CD o vinile; sulle antologie dei Bauhaus Bela Lugosi’s Dead era sempre comparsa in versione live).

Il pezzo fa immancabilmente storia a sé pure in questa session: il brano più vicino è quello in teoria più “distante” e curioso, la Harry dal vivace ritmo ska (poi mantenuto da lato B di Kick In the Eye nel 1982). Un passo almeno geograficamente vicino alle inflessioni dub della sarabanda di nove minuti che al tema macabro univa altre due passionali inclinazioni del quartetto inglese, quella per il glam virato in negativo e per il rock acido e febbrilmente rumorista. Boys, che conoscevamo come lato B di Bela Lugosi’s Dead, adombra appena il suono tempestoso che avremmo ascoltato dentro In the Flat Field: il sound esacerbato di quei Bauhaus, giocato tra l’isteria atonale delle chitarre, il cupo basso e le convulsioni tribali della batteria, è ancora di là da venire, forse in embrione.

Che la produzione “dark” sia qualcosa di solo futuribile lo conferma Bite My Hip, bozzetto di Lagartjia Nick: è solo un rockabilly teso, senza quel simil-disco-beat che avrà il singolo dell’83. La chitarra di questa versione ha qualcosa della Digital dei Joy Division (uscita solo a fine ’78 sul collettivo A Factory Sample) e qualcos’altro del sound ritmico graffiante e vetroso di Andy Gill dei Gang of Four. Elementi già nell’aria, evidentemente. Rimane da dire dell’unico inedito “totale”, Some Faces, molto velvettiana, anche se ci sentiamo parecchio i Buzzcocks. Ribadita l’imprescindibilità di Bela Lugosi’s Dead, gli altri brani sono una curiosità per chi ha già tutto della band.

24 Novembre 2018
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