Recensioni

7

Alice Bisi è cresciuta a pane e Daughter e, non ancora ventenne, se ne esce con questo Born In The Woods, un esordio prezioso non solo per la giovane età della mente del progetto BIRTHH ma anche, e soprattutto, per la maturità nella scrittura e nell’arrangiamento.

Prelude For The Loveless ha l’onore di aprire le danze tra un wurlitzer che ricorda gli Alt-J, fraseggi che s’intersecano con un’indole pop di qualità realizzata in pieno e una voce che fa raggelare i sensi, forse per l’incredibile similitudine con quella di Elena Tonra. Non sarà quindi un caso che Chlorine parta con un riff di chitarra riverberata che ricorda molto da vicino Not To Disappear con incedere, pause e ri-partenze annesse. Born In The Woods è un album intimo, oscuro, che parla di morte e isolamento, un piccolo surrogato di Unknown Pleasures dove non sembra esserci soluzione al tormento esistenziale («If you want death, darling, death you’ll find»). Tutti i personaggi di Alice sono deficitari in qualcosa, manca loro la chiave di lettura di un paesaggio grigio, amorfo, dove i colori non sono contemplati: «And I’ll be darkness in your eyes», recita un verso di Wraith, un brano che ben raccoglie l’essenza concettuale e sonora dell’intero disco. Interlude for the Lifeless si apre con una frase ancor più emblematica: «This is how I wanna die». In tracklist convivono un buon surrogato di folk, indie, elettronica e quel fiuto per il pop e la melodia che rende ogni passaggio mai banale.

Born In The Woods è un disco d’esordio più che buono, capace di mettere in fila il già citato terzetto britannico, la sensibilità di Bon Iver (Banhof), il post-punk elettronico degli XX (If You Call Me Love), e di filtrarli attraverso un gusto musicale, un carattere e una voce che rimangono bene impressi.

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