• mar
    03
    2017

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Asa Wa Kuru

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Nel 2016 i gemelli Pace e Kazu si sono concessi un tour che riproponeva uno dei loro dischi migliori, quel Misery Is A Butterfly che ha segnato la svolta dream e un’ampliamento ulteriore del bacino di fan. Da qualche anno il ritorno sul proprio passato è un po’ una moda, con band che eseguono interamente un disco iconico della loro produzione, e la paura dell’effetto nostalgia in questo caso era dietro l’angolo, scongiurata tuttavia dalla scelta di salire sul palco assieme a un quartetto d’archi per scavare più a fondo e in modo diverso dentro ai brani del 2004. Mood vicino a quello che si ritrova in queste quattro nuove tracce che compongono l’EP 3 O’ Clock, dove le atmosfere più elettroniche dell’ultimo Barragán lasciano spazio a spazi dilatati, punteggiati da sapienti arrangiamenti per archi e fiati che lo irradiano di un romanticismo liquido.

Amedeo firma la seconda metà dell’EP (che esce dopo il cofanetto sul primo periodo della band), ripescando Give Give dal periodo Penny Sparkle, ma completamente rivisto anche grazie alla collaborazione del percussionista brasiliano Mauro Refosco (già al lavoro anche con Atoms for Peace), accentuandone gli aspetti bucolici. Where Your Mind Wants To Go è invece frutto delle sessioni di lavoro per questo EP, quasi un’anticipo di quello che ci potremmo aspettare nella prossima uscita lunga della band. Da segnalare, oltre alla collaborazione di Michael Leonhart per gli arrangiamenti di archi e fiati, un uso finora poco esplorato delle linee vocali, con la voce di Amedeo che è talvolta anticipata e messa in primo piano, e talvolta invece intrecciata con l’arazzo di chitarre e altri strumenti che compongono una marcetta in slo-mo.

Due anche i brani accreditati e cantati da Kazu, Golden Light, che fin dal titolo indica dove vuole andare a parare (slow soffuso e atmosferico, dove gli archi danzano e disegnano sentieri flebili che si fondono l’uno nell’altro) e la title track (una canzone sull’ora sacra per i giapponesi, quella del té pomeridiano). Forma e sostanza, quindi, che si fondono in quella che è dichiaratamente una svolta nella storia della band. Dopo il noise rock degli esordi, il dream-sound di metà anni Duemila e l’elettronica più recente, possiamo quindi immaginare un avvicinamento a tonalità più organiche, dove strumenti e scelte arrangiative sono al servizio di un unico obiettivo: continuare a creare canzoni à la Blonde Redhead. Dopo 25 anni di carriera, è sintomo di grandezza.

6 marzo 2017
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