• Nov
    19
    2013

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Domino

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Ai tempi dell’alias indie-pop-folk Lightspeed Champion, quando lo intervistammo, Devonté Hynes – Dev per gli amici – era in promo day a Londra e ci aveva dato l’impressione di essere un nerd cresciuto a pane e Hip Hop quanto un estroso timidone e un insaziabile divoratore di musica in rete. Portava un taglio di capelli impossibile, sfoggiava un gran talento arrangiativo ed era un meticoloso perfezionista, sia quando si occupava di mero blogging, sia quando si dedicava a disegnare fumetti, sia quando si trattava di comporre. Ci aveva raccontato di aver corretto refusi e imprecisioni delle schede di Wikipedia dedicate ad eroi quali 2Pac e Eminem e, in generale, dalla chicchierata emergeva un giocosa figura d’artista in transito, in crescita, un ragazzo baciato dalla fortuna che aveva preso i treni giusti (il primo si chiama Test Icicles) meritandosi il successo a colpi di estro e abnegazione.

Life is Sweet! Nice to Meet You, secondo e ultimo album del progetto Lightspeed Champion, chiude una fase nella sua carriera all’insegna del classico sogno americano che per generazioni ha intrigato i musicisti Brit. Dev, nel frattempo, s’è innamorato di funk, soul, dub e, in generale, del black sound degli 80s, specie quello mainstream a stellestrisce. Già dal 2009, inoltre, dopo essersi trasferito a New York, produce tracce a nome Blood Orange sull’etichetta di Chris Taylor, la Terrible. Il Coastal Grooves che segue è un esordio delizioso, intarsiato di rimandi non banali alla vougeing New York e altrettanto abile ne ricreare quel senso di “pop per tutti”, canzoni che dalla televisione arrivano dirette a lenire i cuori, in particolare, dei più (sessualmente) emarginati.

Non si può negare che sia un debutto da producer, più che da autore, così arriva la mossa successiva: una naturale attività conto terzi dove Dev veste buone canzoni – anche più che buone, a dir il vero – con synth, drum machine, basso slap e una sana ed ispirata nostalgia. In particolare, il Nostro rifà il trucco a Solange nel prezioso True EP  (regalandole il suo maquillage più riuscito e rilanciandole la carriera) per Losing You e, nello stesso periodo (fine 2012), spinge quello che è sinora il singolo più convincente dell’ondivaga produzione di Sky Ferreira, Everything is Embarrassing. Nel frattempo si trasferisce a Manhattan, si fidanza con Samantha Urbani (Friends), fa da fashion consultant per Jay-Z (!) e di certo diventa più sicuro di sé e ancora più ossessionato dal triangolo delle bermuda 80s / 90s / NY. Nel video che anticipa il secondo album dell’alias Blood Orange, dedicato ai luoghi dove visse la madre a Georgetown, Guyana (visitati per la prima volta assieme al videomaker d’eccezione Adam Bainbridge, ovvero Kindness), quel che colpisce di più non è la biografia del cantante ma il Dev personaggio che fa le mossette e le citazioni a Jacko, figura quest’ultima affine al Nostro prima di tutto su un piano sensibile, umano. 

Cupid Deluxe è un altro album di consapevolezze stilistiche e di totale immedesimazione in afflati soul pop, synth pop (Chosen, con gli stereotipici fiati in ballad 80s) come pop funk (You’re Not Good Enough, Always Let You Down) o disco funk (Uncle Ace con chitarrine à la Daft Punk, It is What It Is). Un lavoro pieno di ospiti eppure intimo, coeso, dove troviamo la fidanzata Urbani, il citato Bainbridge, una “spezzacuori” hispter come Caroline Polachek (Chairlift), il rap del grimer Skepta (High Street), David Longstreth – leader dei Dirty Projectors – con i suoi tocchi caraibici (No Right Thing), Clams Casino e Despot. Curiosa la press dell’album affidata a una video intervista dove Haynes (doppiato da sé stesso !?), è lontano eoni dal kid che abbiamo sentito farfugliare al telefono tre anni fa. C’è una bella sostanza e consapevolezza nell’essere young black and male in America per lui. E’ un qualcosa con cui il ragazzo fa i conti tutti i giorni entrando e uscendo dal personaggio con gli occhiali tondi e il cappello che s’è creato. Sta qui la differenza tra un album di puro e fugace citazionismo e una tracklist come questa, dove sotto il vestito non c’è soltanto Samantha ma un producer cazzuto che più che le hit cerca se stesso e un’integrità artistica.

8 Novembre 2013
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