Kindness (UK)

Biografia

Pop music author

Parallelamente a Dev Hynes ovvero Blood Orange, Kindness, ovvero Adam Bainbridge, è stato in grado di costruire, dall’inizio degli anni 10, una solida carriera sia come autore in proprio, sia come producer per grossi calibri che vanno dallo storico duo Jimmy Jam & Terry Lewis a Solange, sorella della popolare Beyoncé. La sua idea in musica è un distillato pop di black music che va dal ballabile alla ballad, dal funk alla disco, dal soul all’house, dunque, un felpato artigianato sonoro, raffinatissimo nelle citazioni (anche campionate) e sempre delicato nell’impatto, che si è avvalso tanto della lezione di Bob Blank quanto di quella di Prince e Janet Jackson (di cui il citato duo produttivo ha curato moltissimi successi) e di un vasto numero di stili funk di tradizione americana.

Classe ’82 ed originario di Peterborough, Adam Bainbridge, è attivo come Kindness dal 2011 su etichetta Female Energy, una realtà personale il cui nome deriva da una session di brainstorming assieme all’amico, nonché ex compagno di appartamento, Steven Warwick ovvero il leftfield producer Heatsick. Il nome della label riflette l’attitudine anti macho del giovane musicista che in tarda adolescenza passa da ascolti radiofonici a jungle e house, al tessuto artistico e musicale di Dalston.

Proveniente da una famiglia per metà di emigranti indiani di una comunità del Sud Africa (da parte di madre) e per metà inglese (da parte di padre), e da sempre sensibile alle discriminazioni di sesso e razza, Bainbridge si trasferisce nel sobborgo londinese nel 2004 a 22 anni. Abita in un piccolo vicolo – il Miller’s Terrace – popolato dalle tipiche case a schiera britanniche che condivide con, tra gli altri, Dev Hynes (Lightspeed Champion e Blood Orange) e altri membri della sua band di allora, i Test Icicles, oltre al duo Hype Williams. Sempre da queste parti, tra un house party e l’altro, conosce Alex Sushon, futuro co-fondatore di Night Slugs e più tardi noto come Bok Bok (in futuro collaborerà con Kelela a più riprese), oltre ad un altro producer di quel giro, Philip Gamble, ovvero Girl Unit.

L’alias Kindness prende vita molti anni più tardi, precisamente nel 2009, quando Moshi Moshi pubblica un primo singolo del musicista, Swingin’ Party (cover dei Replacements). Nel frattempo, nel 2007, da segnalare c’è una fondamentale residenza artistica a Philadelphia presso il cittadino Institute for Advance Study. Qui Adam, oltre alla regia di un videoclip dei Grizzly Bear (una cover di Finaly Fantasy/Owen Pallett, Don’t Ask), inizia a lavorare duramente sulla forma canzone e il suo arrangiamento in solo e in collaborazione con molti musicisti locali (con i quali confezionarà anche un album, Live In Philly, all’interno del programma del Eric James Johnson Memorial Fellowship), un praticantato che continuerà successivamente, per un breve periodo, anche a Berlino, dove il Nostro soggiorna per alcuni mesi prima di far di nuovo ritorno a Londra. Il progetto Kindness prende rapidamente forma e sostanza nei mesi seguenti. Arriva un contratto con Polydor, e l’aggancio con l’etichetta porta a sei mesi di session in uno studio di registrazione a Parigi per la realizzazione dell’esordio discografico. In Francia, il disco vede inizialmente la co-produzione di Philippe Zdar dei Cassius, mentre successivamente un’altra co-produzione, questa volta con Erol Alkan agli Hercule Studios di Londra, è concentrata unicamente sulle parti vocali.

World, You Need a Change of Mind

World, You Need a Change of Mind, l’esordio di Kindness, è del marzo del 2012 e già dal titolo (che cita Girl, You Need a Change of Mind di Eddie Kendricks) è un disco pieno di riferimenti e devozioni alla cultura funky degli anni ’70 e ’80 aggiornati al tocco house di Zdar, alla voce soulful di Bainbridge e a trovate tra r’n’b e jazz ispirate da Arthur Russell e dal duo produttivo Jam & Lewis, storici collaboratori di Janet Jackson (con i quali il Nostro collaborerà di persona l’anno successivo). Presenti anche due cover – Anyone Can Fall in Love dalla soap opera East Enders, Swinging Party dei citati Replacements (da Tim) – e un omaggio alla scena go go di Washington DC (il brano/documentario è Still Smoking, composto quasi totalmente da frammenti presi dall’omonima traccia della band locale Trouble Funk), tutte parti integranti di un esordio promettente, forse troppo riverente in alcuni punti, ma che già mette in evidenza le caratteristiche morbidezze r’n’b e le doti arrangiative del ragazzo di Peterborough.

L’album è, inoltre, per Kindness, un passaporto per i festival (anche il Primavera Sound 2012) e per l’attività di produttore. Solange, al tempo al lavoro con Hynes per l’EP True, è la prima ad entrare nella sua agenda. I due registrano in Ghana che a New Orleans in un periodo dove gli appuntamenti e le collaborazioni si moltiplicano a dismisura. Tra i tanti rientra anche la regia di Chamakay, singolo traino di Cupid Deluxe, secondo album di Blood Orange pubblicato nel 2013 al quale Adam collabora anche in veste di produttore.

In un certo senso, affermiamo in sede di recensione, nel nuovo Otherness, pubblicato ad ottobre 2014, Bainbridge sembra idealmente rispondere o procedere parallelo all’amico Hynes: l’album, maturo e coeso, abbandona il lato house di Zdar per un rotondo mix di r’n’b, funk, soul, disco e jazz. Lo stesso Devonte è presente in scaletta con il brano Why Don’t You Love Me assieme a Tawiah e, ciò che più conta, è la coralità con la quale il disco è stato concepito, oltre naturalmente ai crismi di produzione. Tra gli ospiti del sophomore troviamo Kelela, in una veste arrangiativa radicalmente diversa da come l’avevamo lasciata in Cut For Me, ma anche la popstar norvegese Robyn, mentre dal punto di vista del personale in studio spiccano Blue May (che ha curato il mixing assieme ad Adam e contribuito come ingegnere del suono), Jimmy “The Senator” Douglass (produttore che in agenda conta collaborazioni con Rolling Stones, Timbaland e Timberlake) e John Dent (a cui è stato affidato il mastering). Alla realizzazione del disco concorrono infine numerosi strumenti, molti suonati da Bainbridge ed altri dallo stesso May ai suoi XXVII Studio, e non mancano nemmeno, questa volta, i campionamenti: For The Young prende in prestito un riff di kora da un brano di Herbie Hancock e Foday Musa Suso, With You omaggia Moments in Love degli Art Of Noise e in Who Do You Love? è presente un frammento di Shy Girl di LaChandra.

2019

Per il seguito di quel disco bisognerà attendere ben 5 anni, un lungo periodo in cui Bainbridge si dedica soprattutto alle produzioni conto terzi che poi sono tutti amici: il suo nome compare nei crediti dei dischi di Robyn (per il suo ritorno Honey), Solange (A Seat at the Table) e Blood Orange (Freetown Sound) e soltanto nel 2019, con il singolo Lost Without, un pezzo scritto a quattro mani con un’altra amica di lunga data – Kelela – il nome di Kindness torna a riaffacciarsi sul mercato. Lo fa riprendendo il lato più house della sua produzione, quella che all’altezza del debutto, World, You Need a Change of Mind, aveva goduto della co-produzione di Philippe Zdar. Zdar, che per tragica fatalità è morto un paio di mesi dopo l’uscita del pezzo, non figura nel ritorno discografico del produttore britannico ma a lui il disco sembra in qualche modo ispirato. Peccato che Something Like A War – questo il titolo – non mantenga né le pur valide premesse né sarà in grado di riconfermare la raffinata vena artistica dell’autore, anzi.

Trainato da una calorosa house in bassa battuta, l’atteso comeback è tanto ricco di rimandi e influenze black (a cui si aggiungono ora anche quelle africane) quanto imbalsamato e confuso nel suo insieme. Troppi gli stacchi, troppi i cori (messi a segnaposto più che a rinforzo), troppi gli interludi (a promettere brani più concisi che puntualmente non arrivano). A mancare in pratica è la polpa, ovvero una scrittura che si discosti dai cliché dei generi e degli stili messi in campo, ma anche l’urgenza, tanto che troppo spesso i testi sembrano pretesti per arrangiamenti che comunque non risultano abbastanza protagonisti e questo magari perché vorrebbero prestarsi al servizio di quest’ultimi con l’ovvio stallo che ne consegue.

A fine ascolto si salva poco. La tracklist, che funziona come una passerella, vede un Bainbridge a dirigere le fila da lontano oppure autorelegatosi ai cori (Who You Give Your Heart To), ad intervenire con fraseggi sempre troppo brevi e poco incisivi (Dream Falls). Quando arriva Robyn (nella confessionale The Warning) per un momento sembra che le cose finalmente quadrino, il testo c’è e finalmente il tono canoro è quello di chi ha qualcosa da comunicare. Nulla di stratosferico ma l’assenza di quel qualcosa ritorna vieppiù evidente nelle tracce conclusive a conferma di quanto già detto. Occasione sprecata.

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