• feb
    08
    2019

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Sunshine Rock segna la chiusura in grande stile di un decennio che ha visto uno dei numi tutelari del più classico punk rock statunitense raggiungere, nelle vesti da solista, una maturità invidiabile mantenendo contemporaneamente un’ottima forma creativa. Visto come uno degli ultimi rappresentanti di un’epoca irripetibile, Bob Mould ha infatti attraversato quattro decenni di rock alternativo americano passando dai pionieristici 80s all’interno dei seminali Hüsker Dü al songwriting confessionale di album quali Workbook e Black Sheets of Rain, per poi reinventarsi all’interno degli Sugar con il capolavoro Copper Blue, uno dei migliori album di alternative rock degli anni novanta. Dopo una serie di inversioni ad U professionali, esperimenti artistici di diversa natura e divagazioni varie, c’è stato il colpo di coda costituito da Silver Age, uscito nel 2012 e definitivo ritorno alla collaudata formazione a tre – spalleggiato da Jason Narducy al basso e Jon Wurster alla batteria – e ad un sound che si riconnette direttamente a quello dei suoi migliori lavori discografici di sempre.

I successivi Beauty & Ruin e Patch the Sky sono seguiti sulla stessa falsa riga, coniugando il suo stile chitarristico, ritmicamente trascinate e potente ed allo stesso tempo armonicamente complesso e suggestivo, a testi che mai erano stati così diretti, personali ed onesti, ideale complemento e prosecuzione di quanto narrato nella sua biografia See a Little Light: The Trail of Rage and Melody. In particolare la dipartita di entrambi i genitori e la conseguente rielaborazione della propria difficile infanzia e prima giovinezza – tra violenza familiare, alcolismo e sofferta presa di coscienza della propria identità omosessuale – hanno fortemente segnato le canzoni contenute in questi tre album, conferendo profondità e dinamismo in un’alternanza tra slanci euforici ma anche ombrosa introspezione.

Questo Sunshine Rock arriva a poco più di un anno di distanza dalla prematura scomparsa di Grant Hart, che di Mould è stato contraltare compositivo durante l’avventura Hüsker Dü, e nonostante questa ed altre tragedie – sia personali che globali – scorrano costantemente sotto traccia, per tutta la durata dei suoi dodici brani fa onore al proprio programmatico titolo. Le coltri che incombevano anche nei momenti più melodicamente espansivi degli album precedenti sembrano essersi quasi completamente dissolte. Al loro posto una consapevole positività, ma sia ben inteso, raggiunta con sacrificio e fatica. L’ottimistica title track detta il passo, What Do You Want Me to Do, Sunny Love Song e Thirty Dozen Roses suonano furiosamente emozionali ed urgenti come solo il migliore pop punk può fare, e rimandano alla memoria i più accativanti episodi di Copper Blue. The Final Years ed Irrational Poison sorprendono per raffinatezza di scrittura e sofisticati arrangiamenti, impreziosite come sono sia da sottili venature elettroniche che da eleganti inserti orchestrali, una novità assoluta per la musica di Mould ed ennesima dimostrazione del suo amore per la tradizione pop e rock più classica e nobile. Non è un caso infatti che la copertina risulti cosi rétro, visto che la sua ispirazione proviene proprio dall’estetica dei 45 giri degli anni ’60 e ’70, gli stessi che hanno fornito a Bob un’ancora di salvezza da bambino e che successivamente hanno contribuito con le loro melodie a rivoluzionare l’hardcore punk degli Hüsker Dü.

Ed è proprio verso l’hardcore punk e la sua intransigente scena – e verso altri fantasmi – che l’urlo primordiale di I Fought sembra essere indirizzato, quasi alla ricerca di una riconciliazione, unico episodio questo che arriva a spingersi verso una catarsi violenta, dolorosa quanto necessaria. Il testo ironico e dolcemente nostalgico di Camp Sunshine arriva come ciliegina sulla torta, un’altra invenzione melodica di classe superiore cantata con insolita tenerezza, piccolo gioiellino quasi beatlesiano che serve ad accompagnare alla conclusione un disco composto, suonato e cantato ancora una volta con il cuore in mano da uno degli ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione.

8 Febbraio 2019
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