• Ago
    17
    2018

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Knives

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Limpid Fear [清澈恐惧] è la terza uscita dell’anno per il prolifico artista di Los Angeles Nicholas Zhu, la prima destinata ad attirare l’attenzione di un pubblico più ampio. Dopo l’EP di gennaio Soliloquy Of The Distant Home [远家独白] per l’etichetta di Vienna AMEN e un’uscita in sordina lo scorso maggio per Quantum Natives (Advent Of The Silicon Rain [硅雨来临]), a ospitare Zhu è Knives, la giovane sublabel di Planet Mu curata da Kuedo e Joe Shakespeare (tra gli artisti già pubblicati J.G.Biberkopf, d’Eon, Jlin e lo stesso Kuedo). Zhu predilige lunghe, continue composizioni prettamente elettroniche, attraversate da una miriade di stimoli extramusicali, sample e field recordings, un approccio che un comunicato stampa del passato ha paragonato all’impianto narrativo dei poemi sinfonici di Liszt. Con i suoi due lati A e B pensati per cassetta, entrambi di poco al di sopra dei 15 minuti, Limpid Fear non fa eccezione.

Nonostante Zhu concepisca bod [包家巷] come un progetto ispirato alla classica, il generale senso di desolazione e l’insistita mancanza di forme nelle sue composizioni continuano a far pensare al linguaggio più atmosferico e intangibile dell’ambient, intesa in senso lato. Si tratta di un’ambient aggiornata all’era post-digitale, come ci si aspetta, quel connubio di placidità, rumore e stimoli esterni rappresentato al meglio dall’ormai canonica compilation Mono No Aware uscita per PAN lo scorso anno. Nel lato A, microbeats, flebili scariche di rumore bianco e il vociferare random di qualche intruso, accompagnano gli esperimenti vocali in Auto-Tune di Zhu, una sorta di mix tra l’RNB post-umano di Organ Tapes e le fantasmatiche presenze nella muzak del James Ferraro più vaporwave. Assieme alle numerose, incantevoli simulazioni MIDI dello strumento tradizionale cinese guzheng, le interpretazioni vocali di Zhu si ergono a cifra stilistica del progetto: in bilico tra bizzarria e pathos, bod non solo implementa il campionario collagista ormai arcinoto in ambito “elettronica destrutturata” con riferimenti tradizionali alla musica cinese, ma veste con grande orgoglio i suoi panni emo (in questo ricorda non poco il lavoro della collega malibu/dj lostboi).

Nel lato B, più che i rumorosi segnali di disturbo e gli incandescenti beat à la Chino Amobi, ad attirare l’attenzione sono proprio l’idillico intrecciarsi di field recordings campestri alle note del guzheng, e il riferimento più nerd del lotto, un sample del videogioco Starcraft II: Legacy of the Void, che recita: «Weakness is a path to death!». Calato nel contesto iper-emotivo di Limpid Fear, il monito non può che strappare un sorriso.

16 Agosto 2018
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