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Sembra ieri che i Broken Social Scene rientravano tra le novità appena portate in dote dal nuovo millennio, quando “indie” era sinonimo di freschezza, alternatività. Ed è incredibile, ora che sono un classico e sono passati diciassette anni dal loro capolavoro You Forgot It In People, come tutto questo risulti ancora attuale per la band, anzi il collettivo – le parole sono importanti -, capitanato da Brendan Canning e Kevin Drew.

Abbiamo posto l’accento su “collettivo” perchè in effetti è dai BSS che è nata tale categoria mentale applicata alla musica alternative: il combo allargato, inclusivo, meglio se canadese. Avete presente gli Arcade Fire (a proposito, la scultura in copertina di questo nuovo EP ricorda quella di Reflektor)? Ecco, in confronto a loro sono sempre stati una famigliola ristretta, dal momento che la formazione di Toronto è un’allegra brigata di ben diciannove elementi.

Va da sè che muoversi in tour non sia la cosa più agevole in questi casi, ma anche portare a termine un album necessita di una particolare capacità di coordinamento (e per fortuna che hanno inventato WhatsApp). Non a caso le loro prove in studio hanno quasi sempre avuto ampi intervalli tra loro: cinque anni tra l’album eponimo del 2005 e Forgiveness Rock Records; sette tra quest’ultimo e Hug Of Thunder (2017); e adesso questo nuovo lavoro breve, che rappresenta un completamento dell’ultima fatica in studio ma è anche indice di un’ispirazione ancora vivacissima e protesa verso nuove strade. E’ un po’ un’abitudine, in casa BSS, far accompagnare – o seguire di poco – l’album in studio di turno da un breve corollario di pochi brani. Era successo con EP to Be You and Me del 2005, e Lo-Fi for the Dividing Nights nel 2010. Stavolta l’attesa è stata più lunga, un anno e mezzo, ma come al solito ne è valsa la pena.

Probabile che nel frattempo i titolari del marchio si siano interrogati sul se e come portare avanti un progetto di così lungo corso, specie perchè Drew ha descritto questi nuovi cinque brani (quattro e mezzo, per la verità, poichè l’opening The Sweet Sea è solo una breve intro che non arriva al minuto) come canzoni che «ci hanno accompagnato per un po’ e sono diventate l’inizio per continuare a stare assieme». Del resto la cesura temporale è ravvisabile già dal titolo, che evoca un ”dopo”, un “oltre” nel quale il combo deve aver deciso infine di avventurarsi e che probabilmente frutterà anche un secondo volume.

La cosa peraltro sarebbe auspicabile, dal momento che l’opera in oggetto ha dignità di vero e proprio album, seppur in formato mini. Le tracce seguono un criterio, sembrano parti di uno stesso discorso musicale, tanto che nessuna avrebbe sfigurato sull’ultimo disco lungo. La qual cosa vale in particolare per la bellissima Remember Me Young, che rivaleggia per la palma di ammiraglia dell’EP con 1972, cantata da Feist. E se Boyfriend possiede tutti i crismi del classico brano à la BSS, All I Want presenta l’interessante variante di un pop in vena sperimentale arricchito da echi afro sulla scia degli Animal Collective. Il tutto, a dimostrazione che almeno per il momento i presupposti – quantomeno artistici – per la fine dei Broken Social Scene non si riscontrano di certo.

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