Recensioni

6.5

Mentre la sola idea di poter pensare a un successore di Untrue sembra ormai più che una chimera, Burial si riaffaccia tra noi mortali con un nuovo 12″ che, annunciato con qualche giorno d’anticipo attraverso la fidatissima Mary Anne Hobbs, prosegue questo lungo ed estemporaneo noir dalle tinte british, visionario a dir poco nelle prime stagioni, ora meno tagliente ma sempre e comunque catalizzatore. Ormai è una pura questione di centimetri, che deviano appena il canovaccio degli episodi, semplici varianti dei precedenti.

Quello di oggi, tornato a casa Hyperdub del suo amico Kode 9 (con cui ha firmato di pregio l’episodio finale di Fabriclive) dopo un’occasionale escursione sulla Nonplus di Boddika (Pre Dawn /Indoors) e un remix dell’iconica Love di Luke Slater più trascurabile che deludente, è un Bevan che torna a tastare con le mani l’humus sul quale crebbe da ragazzino, ascoltando a pacchi i dischi hardcore sotto i preziosi consigli del fratello maggiore raver. In Claustro c’è la jungle trattata – ancora – nei larghi anelli di congiunzione di Reynolds, tra pre e post 2-step, quindi voci che più UK Garage di così si muore (il campione principale stavolta è di Shyheim, ma c’è anche Lil’Mo), con tanto di coda finale dalle tasterine trance già incrociate ad altezza Temple Sleeper. La seconda faccia, State Forest, è invece un altro ragionamento fuori dai ritmi, con una ambient solenne da titoli di coda che richiama gli esperimenti twinpeaksiani di Subtemple.

Dunque, un Burial che sembra essere sempre più in pace con se stesso, libero da particolari sensi d’urgenza, che riappare quando e come vuole. E a noi, in fin dei conti, va bene così.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette