• Feb
    11
    2014

Album

LuckyMe

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Cashmere Cat, ovvero il producer norvegese Magnus August Høiberg (noto anche come DJ final nelle vesti ormai dismesse di turntablist), è un tipo che suona esattamente come ci ricordiamo di certa elettronica di sintesi a cavallo tra UK e USA ripensando al 2012. Se scremate EDM e proteici massimalismi, pensando intesamente a scazzati (ma studiatissimi) beats, al bass di Girl Unit, a una floreale prosopopea di vocali a fette e/o passate al vocoder, alle melodie zuccherose, alla new age riprensata da Purity Ring, e naturalmente a un melange di pop e r’n’b schiumati in una variegata serie di strumenti acustici, ecco che vi ritroverete a casa Mirror Maru. Un EP che è poi diventato colonna sonora di Grand Theft Auto V, una breve tracklist che in qualche frangente temporale, assieme all’effetto controluce delle produzioni di Ryan Hemsworth e allo sprito affine Shlohmo, sembrò il perfetto complemento pop da cameretta di tutta una serie di produzioni che andavano dalla LuckyMe di Hudson Mohawke e Rustie (fan del nostro) alla Mad Decent di Diplo.

Da allora ad oggi, con una manciata di remix (alcuni dei quali di discreto successo, vedi il l’edit di No Lie di 2 Chainz con il featuring Drake o il remix di National Anthem di Lana Del Rey), Høiberg non ha fatto che convertire secondo questo canone tutte le produzioni di coloro che hanno bussato alla sua porta chiedendo di remix o edit. Rapper, producer francesi o starlette non faceva differenza. E se questo era Cashmere Cat fino a ieri, questo è quanto troviamo nel nuovo EP, Wedding Bells. La differenza la fa la produzione un po’ più attenta e studiata, a partire dalla costruzione del singolo With Me che, assieme alle altre tre tracce, dà un tocco nipponico, a livello di melodie e percussioni, a un noto assetto di beat e vocali sintetiche. Spicca Pearls dove tornano certe soluzioni Purity Ring passate magari sotto lenti Yellow Magic Orchestra, piacciono i flauti del brano omonimo. Ma c’è anche da dire che, tecnica a parte, il gatto di cashmere sembra fin troppo seduto sugli allori, troppo automatico nelle progressioni, tanto da lasciare poco all’immaginazione e all’imprevisto.

12 Febbraio 2014
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