Recensioni

7.8

«Space is a swarming in the eyes, and Time a singing in the ears» (“lo Spazio è uno sciame dentro gli occhi, e il Tempo un canto nelle orecchie”). Usiamo a mo’ di epigrafe (da quando le recensioni musicali hanno epigrafi?) questa citazione di Vladimir Nabokov, sublime entomologo di parole, visto che la ritroviamo – non a caso – anche sulla t-shirt del merchandising di Timeblind, il sodalizio A/V tra Caterina Barbieri (Audio) e Ruben Spini (Video), con quest’ultimo anche autore della copertina dell’album qui recensito – by the way, il recente mixtape NTS che registra le “corrispondenze soniche” dei due è di illuminante e squisita fattura, e va qui considerato come nota a piè di pagina (da quando le recensioni musicali hanno note a piè di pagina?). Interallacciando digitalmente gli occhi di Caterina a un brumoso ambiente naturale, la cover di Ruben fa emergere il lato emotivamente umano nell’interfaccia (wo)man/machine, uno degli elementi che contraddistinguono questo nuovo lavoro di Barbieri (che finalmente presenta materiale nuovo, ottenuto utilizzando – anche ma non solo – il set modulare di cui l’artista berlino-bolognese si avvale da qualche tempo per i suoi apprezzatissimi concerti in giro per il mondo) e che contribuisce a rendere Ecstatic Computation un ottimo esempio di Arte Elettronica Contemporanea. Al di là della tecnologia, è l’umano che conta: oltre il rack ci deve essere di più.

Già in Patterns of Consciousness (2017, Important Records), ma sottopelle anche nei lavori precedenti realizzati con il Buchla 200 dell’EMS di Stoccolma, presentati prima (Vertical, 2014, Cassauna) e dopo (Born Again In The Voltage, 2018, Important Records), il freddo del suono sintetico e della ripetizione ciclica veniva, forse inconsapevolmente, scaldato dalla fiamma dell’emozione. Ora il rapporto si fa più equilibrato e conscio: l’approccio serissimo e rigoroso che ha sempre contraddistinto i lavori proposti da Barbieri, frutto di studi e ricerca ma soprattutto di vera passione verticale per il suono, viene qui bilanciato da una maggiore consapevolezza delle proprie risorse, che porta l’artista a osare di più sul fronte delle possibilità combinatorie. Allargando il set di dati a disposizione e affinando gli algoritmi per la ricerca di pattern, il risultato della computazione diventa più complesso, interessante e denso di significato: human learning through machines. Uscire dagli schemi attraverso schemi. Le avventure di Caterina attraverso lo specchio. Attenzione però: qui non c’è traccia di solipsismo fine a se stesso. L’attenzione di Barbieri è sempre rivolta ai possibili effetti della sua proposta sugli ascoltatori, con la tendenza a favorire quelle alterazioni dello stato di coscienza che un certo tipo di elettronica può riuscire a suscitare. Il titolo Ecstatic Computation gioca con la distinzione tra “contemplazione estatica” e “possessione” di Gilbert Rouget (Musica e trance, Einaudi): le tracce proposte nell’album si muovono liberamente nel continuum tra estasi e trance, andando a pescare la Bellezza negli interstizi tra il controllo assoluto di una sequenza in ciclo e la perdita di controllo del random mode.

L’approccio è perfettamente esemplificato dall’opening track, Fantas, pezzo già spesso presentato live e scelto assennatamente come appetizer dell’album. Un percorso di ascolto all’insegna di una eraclitea impermanenza, un viaggio di poco più di dieci minuti intorno a una frase melodica di apparente semplicità (prossimo tormentone estivo nell’Antiterra di Nabokov), che parte direttamente ispirato in maniera (in)conscia all’elettronica emozionale di Alessandro Cortini, incontra a metà strada un bridge rileyiano – un evocativo arcobaleno in aria ricurva – e termina rimescolato e distrutto come un mandala (via i moduli gemelli Echophon ed Erbe-Verb della Make Noise). Aver limitato a un minuto e mezzo il pattern di Spine of Desire, distillandone l’essenza, dimostra ancora una volta la padronanza e la maturità di Barbieri nella gestione del Tempo e dello Spazio. Il dittico Closest Approach to Your Orbit > Arrows of Time alza l’asticella: cicli di synth pizzicati in bilico tra digitale e analogico, un harpsichord a bolla con il filone nu-medieval recentemente innalzato a vette quasi-hype dai recenti lavori di Oneohtrix Point Never e Vessel, risonanti haroldbuddiane voci umane/non umane, per un emozionante viaggio spaziotemporale back to the future. In Pinnacles of You, flusso a ciclo continuo di coscienza elettrica, il sapiente uso degli effetti utilizzati per “polifonicizzare il monofonico” ne fa lezione magistrale di pulsante mini/massimalismo. Bow of Perceptions è il brano che più riporta al corpus barbierinus, contraddistinto dal processo di “reverse subtraction” marchio di fabbrica dell’artista, ma anche qui proposto con una nuova consapevolezza, sia tecnica (il virtuosismo nel far cantare il fido Indexed Quad Sequencer) che “emotiva” (il finale “free”, macchina-libera-tutti), ammirevole e appagante.

La firma delle prestigiose Editions Mego, label feticcio per la musica sperimentale europea, sigilla e certifica un’opera importante e destinata a durare nel Tempo.

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