Recensioni

7.3

Un anno fa ci lasciava Charles Bradley. Quando meno ce lo si aspettava, tra l’altro, proprio quando sembrava si stesse riprendendo da quell’orrendo male che l’aveva colpito la prima volta nel 2016 e contro cui si era battuto ferocemente. L’ennesima sfida che Bradley aveva dovuto affrontare nella sua vita, sicuramente la più difficile e pericolosa, ma da cui si sperava sarebbe uscito, ancora una volta, vittorioso.

Black Velvet – suo nome di battaglia quando calcava i palchi come emulo di James Brown – non è un’antologia postuma, ma un disco di inediti e di cover che Bradley ha registrato nel corso delle recording session dei suoi dischi in studio, sempre spinto da quella forza e urgenza comunicativa che è riuscito, sin dal suo esordio del 2011, a comunicarci. C’è tutto Charles Bradley in Black Velvet, come l’iniziale Can’t Fight The Feelin’, che è un classico jab dei suoi con quei fiati che hanno fatto ormai scuola e un po’ di sano mashed potatoes; c’è tutto il suo groove in un Luv Jones, scritto a quattro mani con LaRose Jackson e registrato nel 2014 e pubblicato solo come 45 giri, e c’è anche la straziante ballad I Feel a Change – scelta come singolo e accompagnata da un video meraviglioso – registrata nel 2013 nelle sessioni di Victim of Love e rimasta, a dir poco inspiegabilmente ora che la sentiamo, fuori dalla tracklist finale.

Spazio anche alle cover, e sappiamo già quanto Bradley adorasse confrontarsi con l’altrui repertorio: una sorta di approccio à la Johnny Cash, come dimostrato in passato quando si è confrontato con Black Sabbath (Changes) e come dimostra qui con Nirvana (Stay Away) e Neil Young (Heart of Gold); in realtà, le ultime due già edite come b-sides nella versione estesa di No Time For Dreaming, suo esordio del 2011. Questa volta è il turno della bella I’ll Slip Away di Rodrigueztrasformata in un anthem da scuola Stax e rinvigorita da un un comparto fiati da brividi. Due percorsi simili i loro, due reietti con storie incredibili che solo in America possono accadere. C’è anche spazio per la strumentale Black Velvet, saluto firmato dalla Menahan Street Band che, siamo sicuri, Bradley avrebbe adorato e fatto sua. A chiusura, una nuova versione di Victim of Love, più elettrica ma ugualmente emozionante e vera, e unica degna conclusione di disco. 

Black Velvet è il giusto tributo alla vita e alla carriera di un grande artista, fatto con coerenza, con rispetto e tenerezza, da quella Dunham/Daptone Records che, più che un’etichetta, era per Charles Bradley una vera e propria famiglia.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette