Recensioni

6.5

Con tutti i difetti e i limiti del caso, è interessante analizzare le traiettorie di Charli XCX per rendersi conto di come una certa parte di pop femminile d’alto calibro (quando per “alto” intendiamo il livello di vendite e visibilità) lentamente stia iniziando a evaporare e a mescolarsi – pur mantenendo le proprie prerogative – con alcune tendenze dell’elettronica anni 10’, rivolgendosi a produttori e relative sonorità fuori dai giri “che contano”. Proprio come nell’hip hop da classifica e non – da citare il fresco “playlist project” More Life di Drake  – anche Charlotte Aitchison sceglie di pubblicare un nuovo disco in forma di mixtape: a giochi fatti è lo stesso, ma certamente il termine fa molto più nerd e tira maggiormente. La scusa è quella di aver alcune canzoni da buttare fuori il prima possibile.

Sin da inizio carriera Charli XCX muove i suoi passi in direzioni trasversali, seppur ancorata agli stessi steccati. Parte in adolescenza come vocalist per rave illegali nella campagna inglese, pubblica album fantasma praticamente impossibili da reperire, scrive banger hit come I Love It per le Icona Pop, approda al synthpop virato dark di True Romance, veste gonnelline sgargianti da studentessa high school nel convincente Sucker e collabora con il fenomeno emergente Iggy Azalea nel singolone Fancy. Nel giro di pochi anni le movenze adottate dalla Nostra non sono poche, ma serve l’EP Vroom Vroom per iniziare davvero a convincersi che questa ragazzaccia della porta accanto abbia davvero molto da dire. Per la stesura del mini album (che inaugura la sua personale etichetta, Vroom Vroom Recordings appunto) Charli si affida al giro folle di Pc Music e dei suoi pionieri A.G Cook e SOPHIE (di questa schizzata label abbiamo parlato ampiamente in un articolo dedicato), con tutti i relativi spasmi hi-tech fusi con serpentine K-Pop, hip hop d’azzardo, Photoshop e lustrini rosa con fastidiose ma ammalianti luci al neon. Il risultato finale non è impressionante, ma denota un lato della Aitchinson più ardito e meno ruffiano, che viene riproposto – seppur con fare più rifinito e levigato – anche nell’ottima apparizione nel brano Crazy Crazy del producer giapponese Yasutaka Nakata.

Insomma, se inserita nel contesto ideale e seguita dalla gente giusta, Charli può dire la sua. Proprio come in questo Number 1 Angel, nuovo sodalizio con A.G Cook, SOPHIE, Danny L Harle (l’odore è percebile già nei primi due secondi di Roll With Me), con il contributo del navigato John Hill e numerosi featuring poco conosciuti ai più: ABRA, cupcakKE, Starrah, Raye. C’è anche spazio per un nome più noto del giro alt-pop come , partita con interessanti EP e un convincente disco d’esordio fino ad approdare nelle miniere d’oro di Major Lazer e Justin Bieber. Dicevamo di un approccio più limato e adulto («è un po’ come piangere sullo champagne, invece che berlo», dice lei), anche se i temi (sesso, amori strazianti) sono sempre gli stessi, e l’elaborazione della scrittura sembra non decollare con un utilizzo dei filtri vocali spesso poco dosato. Ed è stimolante vedere Charli vestire panni più vintage e fumosi (Babygirl, Drugs), confrontarsi con bassoni trap e flussi tanto hip hop quanto r’n’b (Dreamer, Blame It On You) ma anche dedicarsi a episodi più sentiti (Emotional, ILY2). Per i più curiosi è certamente meglio confrontarsi con il già citato Vroom Vroom EP, ma questo Number 1 Angel sembra suggerire l’aggiustamento del tiro in previsione del nuovo album. Per carità, è bene mantenere le attese tiepide, ma è comunque apprezzabile e degno di nota il tentativo di una popstar di scrollarsi di dosso il pilota automatico.

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