• nov
    17
    2017

Album

Because Music

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Un (cog)nome pesante da portare sulle spalle e diverse anime o talenti plurimi da tenere a bada fanno di Charlotte Gainsbourg un essere a tratti alieno che si trova a suo agio sui palchi, così come tra le mura degli studi di registrazione, in passerella o davanti a una cinepresa (anche in ruoli complessi come in Nymphomaniac). Eredità a parte, la nostra Lucy, che si avvicina alla cinquantina, mantiene intatto tutto il fascino che l’ha sempre contraddistinta.

Rest è un disco ricco di ospiti che parte in sordina e poi sboccia tra ritmi ottantini, synth e atmosfere a metà tra una Lana Del Rey più bucolica e una St. Vincent meno carismatica. La Gainsbourg e la sua voce roca e delicata si fa così guidare dalla danzabilità del gusto di Guy-Manuel de Homem-Christo (Rest), dalle atmosfere classicheggianti del Macca in Songbird In No Cage o dai richiami poetici esistenzialisti dei versi di Sylvia Plath in Sylvia Says. Di amici Charlotte ne ha sempre avuti: Jarvis Cocker Air in 5:55Beck per IRM, e forse questo bisogno di collettività (e perché no, di umanità) è determinato da una sua visione condivisa tempo fa in un’intervista durante la quale affermava che «basta un nulla perché tutto cambi direzione. E non lo dico per umiltà, è che proprio non so dove sono».

Una confusione che non si percepisce tra gli undici brani di Rest, un condensato di impressioni, ricordi e sensazioni strettamente personali e autobiografiche che si dispiegano su tappeti elettronici ruffiani (ciao Stranger Things!) e virate dance potenti ed eleganti. Forse non sarà convincente al 100%, ma il terzo album della Nostra risulta piacevole, e se non lo troveremo nelle classifiche di fine anno (occhio che Rough Trade ha già giocato d’anticipo, come i panettoni che ai primi di novembre compaiono nei discount) sarà comunque un piacere perdersi nella sua austera eleganza.

17 Novembre 2017
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