• Mag
    10
    2019

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Barsuk

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Avevamo lasciato i Charly Bliss alle prese con l’esordio Guppy, semplicemente uno dei migliori dischi power-pop degli ultimi anni, figlio di un felice connubio tra la lezione dei – primi – Weezer e tutto quel mare magnum di formazioni alt-pop/bubblegum-punk (Letters to Cleo e Moonpools & Caterpillars, giusto per citarne due) che a metà degli anni ’90 riuscivano ad infilarsi nei palinsesti di MTV (America) o all’interno di qualche film TV di serie B. Chitarroni in power chords e frivole melodie appiccicose come lo zucchero filato, o semplicemente “bubblegrunge“, come gli americani si erano autodefiniti ad inizio carriera.

Con il 2019 si apre un nuovo capitolo per la band guidata da Eva Hendricks: se il singolo Heaven – slegato da altre release e pubblicato nell’autunno dello scorso anno – dava un senso di continuità con l’operato precedente, non si può dire lo stesso di Capacity, traccia di lancio del secondo album Young Enough, caratterizzata da sonorità prettamente FM-pop con chitarre tenute a freno a favore di synth dal retrogusto wave-80s e, soprattutto, da una produzione più rotonda (in mano all’esperto Joe Chiccarelli). Le stesse impressioni sono state poi recentemente confermate dai singoli Chatroom e Hard to Believe che, nonostante il buon piglio melodico, non vanno oltre al generic-pop da playlist, con la prima che sembra una b-side di Carly Rae Jepsen e la seconda che preme su un tiro rock-wave via Blondie senza particolari sussulti. Un cambiamento dettato anche da un inedito approccio alla composizione: se i brani presenti in Guppy erano stati scritti, provati e riprovati in lungo e in largo durante gli anni precedenti, quelli contenuti in Young Enough nascono invece dalla necessità di dare un peso specifico (anche commercialmente parlando) maggiore alla propria carriera, tanto che i componenti hanno lasciato i propri lavori per dedicarsi full-time al progetto passando ore e ore in studio.

«Non volevamo che Young Enough fosse un Guppy 2.0 e siamo tutti grandi fan della musica pop», ammettono Eva e compagni. Chiaramente era lecito aspettarsi un rifiuto dell’immobilismo stilistico ed era altrettanto preventivabile che la trasformazione sarebbe andata verso un certo tipo di grandeur da top40, ma ai Charly Bliss oggi sembra mancare una ricerca di fondo che possa giustificare questo switch. Prendete ad esempio i Paramore: con After Laughter hanno dato una sterzata decisa al proprio percorso (abbandonando ogni riferimento al pop-punk per seguire dinamiche wave-pop/groove) ma lo hanno fatto con intelligenza e gusto, surclassando qualsiasi – mediocre, a dire il vero – release precedente. La patina di Young Enough invece suona quasi esclusivamente come un ulteriore addolcimento di una formula per certi versi già eccessivamente caramellata, rischiando di risultare quasi irritante in alcuni passaggi (la pseudo-ballad dai contorni melo Hurt Me e l’inutile pomposità della title track). Rimane il taglio frizzante e superficialmente ironico nonostante il background tormentato (parte dell’album è stato influenzato da una malsana relazione che fortunatamente Eva si è messa alle spalle), così come rimangono i ritornelli killer, mentre è soprattutto la componente strumentale che risulta essere tenuta troppo a freno a livello di creatività e di incisività, mostrando un po’ il fiato corto sulla lunga durata.

Un ritorno al sound degli esordi non crediamo sia auspicabile, non rimane quindi che sperare in un perfezionamento di questa “svolta pop”.

12 Maggio 2019
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