Recensioni

6.4

È finalmente arrivato l’esordio di Clams Casino. Se ne sentiva davvero il bisogno, visto che il buon Volpe è in giro da otto anni abbondanti – le sue prime attività da producer risalgono al 2008 – e tra EP, singoli, remix, mixtape strumentali vari e mani messe in modo più o meno rilevante in una miriade di produzioni altrui, la papilla è stata titillata costantemente, lasciando intravvedere un potenziale a tratti enorme ma mai pienamente soddisfatto da una release in formato “classico”.

Clams Casino è stato una delle più recenti (e positive) big things avvenute nel mondo hip hop, in cui è riuscito a portare – con uno stile prontamente raccolto da altri producer come Evian Christ – una ventata di aria fresca. Come ben sottolinea Pitchfork, sarebbe difficile oggi immaginare un A$AP Rocky (o un qualsiasi altro membro della A$AP Crew), un Vince Staples (che infatti qui compare) o un The Weekend senza il fondamentale contributo dato da Volpe nel forgiare un sound che è stato poi anche tra i principali tasselli assimilati da Kanye West per comporre il substrato ibrido e sincretico alla base di Yeezus.

32 Levels è un album interessante e solo parzialmente riuscito. Nettamente diviso in due parti, alla (altissima) qualità della prima la seconda non riesce a fare da adeguato contraltare. La A side è il Volpe che tutti conosciamo e appreziamo: hip hop (e anche trap) come se piovesse, un beatmaking e uno stile personali e già riproposti da una nutrita schiera di epigoni, atmosfere al contempo oscure ed ariose ma sempre riconoscibilmente Clams Casino al 100%; questa prima parte è la naturale e prevedibile (ma cionondimeno esaltante) prosecuzione di I’m God, con Lil B anche qui a farla da padrone regalando feat. in ben tre tracce. In una qualità media alta se non molto alta (vivamente consigliato l’ascolto in cuffia) si staglia su tutti i pezzi All Nite, con un ottimo Vince Staplesda non perdere anche il relativo video – che firma uno (se non IL) degli highlight della propria carriera.

Nei sei brani post-title track il producer gioca invece una carta a sorpresa buttandosi inaspettatamente su un r&b molto poppy e molto modaiolo, ma non troppo incisivo. Le tracce scivolano via senza lasciare particolari segni, non sgradevoli ma un poco sciatte (tranne forse la più ballabile Back to You). Nel pezzo con Kelela ci speravamo un sacco, ma si rivela presto un altro “ni”. Proprio quando la palpebra inizia inesorabilmente a cadere, ecco però che arriva Blast a salvare il tutto, segnando al 90esimo, quasi a dire «tranquilli, stavo solo scherzando». Bravo Mike, che burlone, ma così il disco è riuscito solo a metà. È stata una mossa curiosa, ma forse è meglio se continui con quello che sai fare (molto) bene.

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