• giu
    10
    2014

Album

Sub Pop

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Premi play e parte una Intro fatta praticamente di niente, solo una distorsione che viene leggermente modulata e su cui Daveed Diggs sputa fuori un flow fantastico che, per contrasto, costituisce la parte più musicale del brano. Questo minuto e rotti spiega molto (ma non tutto) del secondo disco dei clipping., trio che oltre all’MC già citato include i due produttori Jonathan Snipes e William Huston. Copertina minimale, etichetta Sub Pop, e dopo questo pezzo ci troviamo in un’atmosfera che pare voler toccare più aspetti dell’hip hop degli ultimi anni, e soprattutto l’eterna lotta tra radicalità e pop.

Non si tratta di rap fatto per incantare il pubblico e intenzionalmente puntare ai grandi numeri, eppure si permette mutanti figli di gangsta e raga come Work Work che, depurati di alcuni suoni e dotati di giusto packaging, sarebbero hit perfette. Ci sono gli esperimenti perfettamente riusciti, come la chiacchieratissima Get Up, in cui il suono della sveglia è la base per un duetto tra cantato maschile e femminile toccante. E poi momenti in cui le basi diventano industrial e un attimo dopo ci si ritrova in una giungla di scratch e voci di bambini (Dominoes) o assalti che ricordano per impatto i tempi in cui rock e hip hop cominciavano a guardarsi negli occhi e a piacersi.

Dove il disco però perde forza è in alcuni episodi forse non troppo a fuoco, quasi riempitivi, che cercano di mantenere alta l’attenzione usando gli stessi espedienti già sfruttati nei pezzi migliori. Pare in alcuni tratti di ascoltare EL-P ma con più senso della misura, minimale e depurato della componente sci-fi, eppure la stanchezza affiora. La componente soul ed emotiva di un Kendrick Lamar o di un Frank Ocean non c’è, e sembra che proprio questo manchi in alcuni momenti al disco per decollare definitivamente.

Chi ha parlato di capolavoro in altre sedi, cartacee e digitali, ha giustificato questo giudizio con la capacità del trio di unire sperimentazione e numeri da pop a presa rapida. Vero, ma la sperimentazione non è così radicale, e gli hook irresistibili ci sono ma non nella totalità della tracklist. Ergo, nessun disco epocale, ma un buon album – in alcuni tratti buonissimo e con idee brillanti. E che va comunque apprezzato principalmente per questi ultimi, e per la tensione verso la ricerca che non dimentica il lato umano.

15 Luglio 2014
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