• set
    09
    2016

Album

Sub Pop, Audioglobe

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Le ambizioni (che quasi toccano la smania) del trio losangelino clipping. non si fermano nemmeno al secondo album targato Sub Pop Splendor & Misery, lontano tre anni dal debutto Midcity e caricato della responsabilità di non sfigurare dinanzi al precedente – tutto sommato fortunato – CLPPNG. Per l’MC Daveed Diggs, prestatosi all’acclamato musical Hamilton con ragguardevole successo, e i suoi compari smanettoni Jonathan Snipes e William Hutson (sempre fedeli alla musica concreta sporcata dal noise), l’ultimo disco è la trasposizione in chiave hip-hop di una vera e propria opera distopica che vede nel ruolo principale una versione avveniristica e afro del combattivo Spartaco, unico schiavo sopravvissuto su una nave cargo interstellare e mira sentimentale del computer di bordo.

Con un concept stabile e ferreo che funge da impalcatura, Splendor & Misery mostra le due facce di un mondo immaginario eppure pericolosamente vicino al nostro, nel quale il continuo progresso tecnologico e scientifico non riesce a cancellare i pregiudizi né tanto meno a colmare il dislivello sociale creatosi negli anni. L’importanza non da poco dei temi affrontati, soprattutto se pensati in un momento storico tanto delicato per gli Stati Uniti, finisce tuttavia per soffocare l’interezza del lavoro, come se il trio avesse ciecamente puntato tutto sull’abilità nel raccontare la storia, trascurando il coinvolgimento musicale ed emotivo. Che Snipes e Hutson siano in grado di plasmare il rumore bianco e i singulti elettronici pescando fra le carte della musica sperimentale e del progressive – ed evocando anche lo spirito di George Clinton – nessuno lo mette in dubbio, così come nessuno nega la fluidità e il perfezionismo del rap di Diggs, che emerge fin da The Breach. Forse, però, il collegamento tra i brani sussiste soltanto grazie alla suddetta narrazione, unico motore capace di mandare avanti il tutto a fronte di un’iniziativa armonica e melodica quasi assente. Musicalmente parlando, spiccano All Black, una sorta di mantra arricchito da sonorità degne di un claustrofobico Alien, la spirituale True Believer scandita da guizzi e rigide percussioni, il suggestivo gospel Story 5, che riscopre le radici a cappella del gruppo, e infine la chiusura A Better Place, la traccia più pop dell’album.

La brama di fare qualcosa di marcatamente originale stavolta ha sfavorito i clipping., qui ancoratisi a un concept così totalitario da farli rimanere praticamente asettici nei confronti di chi ascolta, che forse sperava in un minimo coinvolgimento in più.

8 Settembre 2016
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