Recensioni

7.2

Crescere, dare prova di maturità, è importante. Ma lo è altrettanto restare fedeli a sé stessi e a quello che si è stati. La cosa migliore, ma forse anche la più difficile, è riuscire a trovare un punto di equilibrio. Far tesoro del passato, vivere il presente, proiettarsi nel futuro. Anche se ti chiami Dylan Baldi, suoni nei Cloud Nothings e uno dei brani che meglio ti rappresenta si intitola proprio No Future/No Past. Eppure in un’ipotetica spirale temporale Baldi dà come l’impressione di sguazzarci. Lo dimostra l’ultimo disco, il quarto della formazione di Cleveland, Life Without Sound, in cui il ragazzaccio sembra restare sospeso, in perfetto equilibrio tra passato, presente e un futuro sempre – e non potrebbe essere altrimenti – sfocato.

In Life Without Sound, registrato dal trio punk-rock a marzo 2016 presso i Sonic Rancho di El Paso (Texas) sotto la supervisione di John Goodmanson (Sleater Kinney, Death Cab for Cutie), Baldi sembra guardare dallo specchietto retrovisore ai suoi primissimi “innocenti” lavori e in particolare al suono lo-fi del debutto Turning Of e a quello più tendente al pop-punk dell’omonimo Cloud Nothings, senza per questo rinunciare ai toni depressed degli ultimi due Attack On Memory (2012) e Here and Nowhere Else. Ad uscirne è così, per forza di cose, un ibrido pop-emo-punk che suona come se fosse un prolungamento del progetto (riuscitissimo) co-firmato con i Wavves, dove l’influenza pop-psych-punk di Nathan Williams incontrava la rarefazione, marchio di fabbrica di Baldi.

Anche se l’inizio tutto piano e atmosfera nebbiosa di Up To The Surface potrebbe farvi pensare che nulla sia cambiato dai tempi della combo Attack On Memory Here and Nowhere Else, e che Baldi abbia deciso di aggrapparsi alle “certezze” (soprattutto nei testi, con i soliti riferimenti alla solitudine, alla disperazione e alla difficoltà nel riuscire a trovare un angolo in cui rifugiarsi da questo mondo a un passo dall’implosione), più volte lungo i 38 scarni, per quanto essenziali, minuti di Life Without Sound sentirete riaffiorare lo stralunato passato. Quest’ultimo è infatti un disco che galleggia tra il passato più remoto e fancazzista (Things Are Right With You, il singolo Modern Act e la weezeriana Internal World, ma all’interno di esso non è difficile scorgere melodie che sembrano essere trascinate da una forte corrente pop) e quello più prossimo (Darkened Rings – sorella della strumentale Separation di Attack on Memory memoria, passateci il gioco di parole – e le più ombrose Strange Year e Realize My Fate). E se vi stesse chiedendo se i Cloud Nothings abbiano davvero raggiunto un loro personale equilibrio tra quello che erano, quello che sono e ciò che probabilmente saranno, basta che premiate play su Enter Entirely: vi sembreranno i Foo Fighters, ma in realtà è solo Dylan Baldi che sta diventando uomo.

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