Recensioni

La canadese Cold Specks – al secolo Al Spx – torna sulla scena con Neuroplasticity, secondo album dopo un buon esordio, I Predict A Graceful Expulsion, che l’aveva fatta conoscere al pubblico come stella emergente tra le voci black e soul contemporanee. I paragoni che erano fioccati all’epoca in molti magazine di settore – in primis Adele -, oltre alla presunta nascita di un nuovo genere, il doom soul, non rendevano tuttavia giustizia al talento cantautorale dell’artista, limitandone l’ottima capacità vocale alla semplice interpretazione di un genere – il soul, per l’appunto – oggi largamente rivisitato e spesso ridotto a quella patina revivalista tanto cara alle classifiche e ai nostalgici del vintage.
Certo, la componente pop non manca affatto nella musica di Cold Specks, ma è tutt’altro che un limite: se già il primo disco aveva fatto intravedere una certa consapevolezza dei propri mezzi, nonché una sensibilità interpretativa già riconoscibile, Neuroplasticity ha invece il compito di raccontare la maturità consolidata della singer/songwriter, che non si accontenta di ridurre la propria voce ai soli stilemi soul e funk. C’è infatti un’interessante commistione di generi, che spazia dal pop anomalo di Bodies At Bay e Absisto al torbido incedere dell’opening A Broken Memory: atmosfere notturne, striscianti e soprattutto elettrificate, che la avvicinano più ad Anna Calvi che non alle già citata Adele, a voler forse esprimere anche l’intenzione della Nostra di non voler far parte di una precisa “cerchia” soul e gospel. La matrice black ricorre giocoforza nell’interpretazione e nella voce, entrambe a buonissimi livelli, ora declinate a pulsazioni ambient ed contaminazioni electro (A Quiet Chill, Let Loose The Dogs) ora alla classic ballad con risvolti jazzy (A Season Of Doubt).
In tutti i brani domina un sapore noir e senza tempo che conferisce al risultato complessivo una spinta in più, rendendo Neuroplasticity una prova senz’altro riuscita, anche se con qualche margine di miglioramento. L’appunto che possiamo fare a Cold Specks è infatti quello di non aver ancora mostrato un vero e proprio focus emotivo, di non essersi lasciata andare a quella tensione sotterranea lasciata presagire dalla voce ma non ancora riversata appieno sulla scrittura delle canzoni. Dunque, abbiamo già un’ottima interprete, adesso attendiamo la vera cantautrice.
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