• apr
    08
    2016

Album

52Hz

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Certo, lavorare con materiale di così forte impatto e con una storia, anche commerciale oltre che “ideologica”, importante alle spalle è piuttosto semplice, ma Colin Stetson non è tipo a cui piacciano le cose facili. Ecco così che questa rivisitazione della Sinfonia n. 3 del compositore polacco Henryk Gorecki, clamoroso best-selling all’epoca dell’uscita dell’incisione Elektra (1992), diviene una esplicita re-immaginazione della stessa, mantenendo cioè l’impianto e la struttura iniziale, non toccando la notazione originaria ma, allo stesso viene, stravolgendola a livello strumentale con l’inserimento accanto a una piccola sezione di violini e violoncelli – suonati da Sarah Neufeld (Arcade Fire, Bell Orchestre) e Rebecca Foon (Saltland, Esmerine) – anche di “legni, sintetizzatori e chitarre elettriche” e della batteria di Greg Fox (Liturgy, Guardian Alien, Zs). Quello utilizzato dal sassofonista canadese è stato, nelle parole dello stesso Stetson, un “approccio additivo”, elaborato cioè immaginando suoni e parti che, sebbene non presenti nell’originale, finiscono col rappresentare una sorta di “estensione del nucleo emozionale della sinfonia”.

In soldoni, tre movimenti d’ampio respiro in cui la classica orchestrale collide naturalmente con l’approccio e lo spessore “rock” (l’attacco del Terzo Movimento è puro black-shoegazing, per dire) e con gli strappi dell’avanguardia, creando sommovimenti emotivi fortissimi nell’ascoltatore e donando realmente una nuova vita, diversa com’è giusto che sia rispetto all’originale ma ossequiosa nella misura in cui non fa mai perderne di vista l’impatto “doloroso” e struggente. Un disco, questo Sorrow, che dimostra l’ampiezza della tavolozza di colori con cui Stetson è in grado di giocare e il rispetto dovuto a una opera che il canadese conosce e apprezza («Negli anni ho ascoltato questo disco innumerevoli volte, sempre determinato ad assorbire ogni istante di esso e a conoscerlo sempre più a fondo»), ovviamente filtrandola attraverso la propria sensibilità, il proprio gusto e il proprio retroterra musicale. Un capolavoro al quadrato, verrebbe da definirlo.

20 Aprile 2016
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Colin Stetson

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