Recensioni

Se guardiamo, con le pupille velate di una leggera e retro-maniaca nostalgia, agli anni novanta e alla loro musica, possiamo forse individuare, tra i molteplici trend, una certa tendenza alla commistione e al meticciato, condivisa tanto nel mondo rock quanto nell’emergente scena elettronica: finita l’epopea grunge, infatti, emergono anche nel mainstream generi, come il crossover (trasformatosi poi nel più cupo e industriale nu-metal) e il big-beat, che fanno della contaminazione il proprio credo. È stata una stagione non troppo duratura e quasi completamente azzerata dall’arrivo degli anni zero. A quasi trent’anni abbondanti di distanza, quella musica (e quella rappresentazione di un melting-pot coloratissimo) appare come una piccola stagione utopica. Ogni tanto escono però dischi che sembrano riaffermare quell’attitudine, forse un po’ ingenua. È il caso dei due che andiamo a trattare ora. Uno arriva dal Cile e l’altro addirittura dalla Russia. Usciti durante la seconda metà di questo 2020, entrambi per Koolarrow (la storica etichetta di un vero protagonista dei nineties più contaminati, Billy Gould, bassista dei Faith No More), i lavori di uSSSy e Como Asesinar a Felipes sviluppano sound tanto differenti e quanto ugualmente capaci di oltrepassare ogni confine, geografico e di genere.
Lo stesso Gould siede dietro il mixer per il nuovo album dei cileni Como Asesinar a Felipes. MMXX arriva a circa un anno di distanza dal precedente Naturaleza Muerta, vincitore del prestigioso premio nazionale Pulsar Awards, ed è stato realizzato sulla scia delle proteste che hanno animato la capitale Santiago e le principali città. Tra i movimenti e i cittadini scesi in piazza e il gruppo si è instaurato un rapporto di reciproca ispirazione, favorito dalla vocazione condivisa al cambiamento. Così MMXX rivoluziona totalmente la proposta sonica del gruppo, aggiungendo al già riottoso mix di hip-hop, folk andino e funk-rock massicce dosi di elettronica e dub. Le sette tracce suonano così come l’incontro segreto tra Sepultura e Asian Dub Foundation: dalla breve e programmatica Hemos Vuelto del Abismo in cui s’incontrano hip-hop e dub (con tanto di suadente melodica in sottofondo) a Se Repite, praticamente una versione combat dell’acid-jazz più sofisticato, i cinque membri non smettono mai di inventare e lasciarsi andare a nuove possibilità. Completa il disco, altrimenti un po’ scarno, una manciata di remix affidati a nomi di tutto rispetto: storici alchimisti dub quali Scientist e Mad Professor, ma anche vecchie conoscenze del rock anni novanta. Nebbie e riverberi giamaicani prendono il sopravvento in questa sezione dell’opera, ma colpiscono anche la malinconia elettrica di Shane Embury e il rockabilly mutante del solito Gould (nascosto dietro l’alias Guero Sin Fe), mentre Talking Book esagera e finisce dalle parti dei Future Sound of London. Nel complesso un ascolto sempre curioso e spesso sorprendente. (6,9)
Dalla Russia arrivano invece i due uSSSy. In giro dal 2007 e sopravvissuti a un paio di cambi di formazione, gli uSSSy possono quasi essere considerati il progetto rock di quel Pavel Eremeev che abbiamo già apprezzato con l’incarnazione solista Holypalms. In Po Krugu si fa accompagnare alla batteria da Sergei Bolotoi e dà libero sfogo alla fascinazione e allo studio per la scala araba. Il risultato è così un noise-rock originale e originario nella sua disturbante dissonanza: Strazh Pusti Menya si apre con una chitarra quasi jazz per poi trasformarsi in un massiccissimo ibrido stoner-noise, i sei minuti della titletrack sono il pretesto per sfoggiare l’irruenta verve chitarristica di Pavel, mentre Zarif3000 è un estatico tripudio percussivo. Nei momenti meno irruenti, come nella morriconiana Amjid Tribyut si torna a quel far-east già immaginato in passato dal cineasta macedone Manchewsky. Insomma un lavoro che getta ponti tra culture; percorsi da un’elettricità sfrenata, certo, ma pur sempre ponti. (7,1)
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