Recensioni

Confrontational è una specie di sogno ad occhi aperti per chi nei Settanta/Ottanta dei sintetizzatori ha lasciato un pezzetto di cuore (e della sua vita passata). Sull’asse delle ascisse Moroder, Jean-Michel Jarre, Vangelis, Goblin, Depeche Mode, le colonne sonore di John Carpenter; sull’asse delle ordinate i vari Stranger Things del caso, una certa riscoperta synth-wave (o retro-wave che dir si voglia) nell’aria già da tempo, un DNA notturno e ricco di inquietudini e tutto il revival di risulta di QUEI suoni e di QUELL’immaginario oggi così in voga.
La creatura di Massimo Usai anche in questo secondo disco dimostra un’ottima conoscenza della materia, un certo stile nella ricerca delle atmosfere e l’accuratezza filologica necessaria per giocare con i sentimenti (e i ricordi) di chi ascolta. Quello che propone è un immaginario lineare, perfettamente integrato in un momento storico preciso, persino pop (entro i limiti stilistici del genere), tra fraseggi sulle tastiere e certi assolo che ricordano il tapping di Van Halen (Stand Your Ground), progressioni rubate al sequencer (The Night Is Done) e una grande fisicità nel suono. Il pregio maggiore è la credibilità che Confrontational si è costruito con soltanto due lavori sulla lunga distanza pubblicati – la presenza in questo disco di Cody Carpenter, Hélène De Thoury, Ugo Laurenti e Tony Kim non è casuale – e con un progetto grafico (gratificato dall’edizione in vinile dell’album ad opera di Bronson Produzioni) che la dice lunga sui debiti di riconoscenza e le citazioni del caso (il lettering e i colori scelti rimandano, ad esempio, a locandine di film come Halloween).
Eppure, proprio perché Usai dimostra di essere competente e già con un piede nel mercato estero, a fine ascolto rimarrebbe la voglia di vederlo uscire dai binari scorrevoli e circoscritti dell’estetica che ha scelto, magari alle prese con il suo personale Mr Hyde (o Klaus Schulze se volete), in un’opera di ingegno che fosse qualcosa di più di un’ottima gestione manageriale di manopole, jack, estetiche e scrittura. Qualcosa di più simile a un atto di fede, insomma, invece che a un principio fisico scientificamente dimostrato e certamente efficace.
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