Recensioni

7.5

È dal terzo album Dove sei tu che parliamo di maturità per la cantautrice di Rho, ma da allora – sono passati undici anni – ad ogni nuovo disco l’asticella ha continuato ad alzarsi di una tacca senza tradire pigrizia o prese di beneficio. Certo, è capitato di doversi rammaricare per una fin troppo pronunciata ricercatezza delle forme o per certe concessioni easy listening, rammarico liberamente interpretabile come rimpianto per il piglio crudo e persino selvatico degli esordi. Ma Cristina Donà non ha mai mancato di sembrarci una musicista in progress, per nulla banale, spesso capace dell’intuizione melodica/lirica/musicale che ti ammalia fino al limite del turbamento.

Non dovrebbe quindi stupirci un lavoro (l’ottavo) come questo Così vicini, invece un po’ lo fa, perché ha la forza di imporsi come uno dei suoi più sentiti. È molto pensato (una sorta di concept sulle parole, a volte potenti da scatenare tempeste emotive, eppure/oppure inadeguate ad esprimere il flusso fisico e magico del vivere) però anche istintivo, sorretto da una tensione calda e inquietante, a tratti carnale come da un bel pezzo non accadeva. Scritto assieme a Saverio Lanza, vede dieci tracce avvicendarsi tra incanto pop (a tratti segnatamente psych) e piglio wave, con un’attitudine arty mai fine a se stessa, anzi sempre veicolata all’economia della canzone. Se gli episodi più meditabondi sembrano colti al crocicchio tra rapimento Wyatt e trepidazione Ivano Fossati (Perpendicolare), altri inseguono astrazione onirica beatlesiana (L’inifinito nella testa ha il passo sonnacchioso e visionario di una Happiness Is A Warm Gun), mentre Siamo vivi galoppa postpunk tra elettricità e sospensioni androidi (ricordando un po’ il Battiato altezza Strani giorni).

La qualità principale del disco sta proprio in questo “equilibrio di contrasti” tra momenti emotivamente rarefatti e slanci di sensualità torbida, con la melodia che non viene mai lasciata sola dai dettagli d’arrangiamento e l’interpretazione che non si lascia congelare dalla forma: senti Così vicini col suo srotolarsi nostalgico mentre il piano beccheggia bluesy e l’orchestra spande luce tiepida, oppure La fame (di te) con le sue pulsazioni resinose e l’acidità esausta, o ancora il lirismo teso tra influssi wave e soul de Il senso delle cose, per approdare alle vaghe dissonanze tra caligini orchestrali della conclusiva, bellissima, Senza parole.

Se il cantautorato ha spesso rappresentato (anche) una zavorra per il pop-rock italiano – per l’enfasi sui testi mentre la musica tira la catena – Cristina Donà è di quelle cantautrici che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per scoprirlo capace di battiti sempre più stratificati, peculiari, coraggiosi, vivi. Tu chiamala se vuoi (lei vuole) incantautrice.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette