Recensioni

6.5

“È la cosa più difficile”. Così viene definita la musica pop da Loke Rahbek, attivo con l’alias Croatian Amor dal 2011, patrono della scena underground scandinava. Dagli innumerevoli progetti in cui figura il suo nome all’etichetta che lui stesso a contribuito a creare (Posh Isolation), l’influenza di Rahbek è palpabile in gran parte della produzione danese e svedese dell’ultimo decennio. Tra le sue collaborazioni troviamo anche il nome dei Lust For Youth, nei quali Rahbek ha militato dal 2009 al 2016: il gruppo propone un new wave à la New Order, accostando liriche malinconiche a basi irresistibilmente catchy. È forse qui che Rahbek si avvicina a quella musica che definisce come “la cosa più difficile”, quel pop che suona tanto semplice e spensierato quanto in realtà è complesso nella realizzazione. Quel pop che viene riprocessato e scomposto nell’ultimo LP di Croatian Amor, Isa, che fa da precursore ad alcune delle sonorità presenti in Body of Carbon, ultimo lavoro dell’artista realizzato in collaborazione con lo svedese Varg.

Body of Carbon assimila allo stile dell’ultimo Rahbek l’eredità techno-industrial di Varg, sacrificando l’evoluzione più tendente al pop di Isa in favore di basi più ritmate e alienanti, portandoci alle orecchie un amalgama cyberpunk di influenze, dal grime dei riff glaciali della title track ai droni acidi di God’s Face in the Water degni di un primissimo Moby, dall’incubo quasi incessante di Tell Your Tale to the River alla deriva trance di God’s Face in the Fire. Come succedeva già in Isa il panorama sonoro è spesso invaso da voci computerizzate che ricordano i vocalizzi della Grimes di Halfaxa, accentuando ancora di più il concept fantascientifico del lavoro.

Croatian Amor e Varg confezionano quindi un EP cupo che oscilla tra diverse declinazioni di elettronica, un racconto di William Gibson compresso in quattro tracce ricche di citazioni e spunti, tanto alla produzione precedente (e recente) dei rispettivi compositori quanto ad altri grandi dell’elettronica (e non): ci sono parti di Wiley, Orbital, Four Tet e Com Truise, oltre ai già citati Moby e Grimes, spunti riassemblati in questo EP che suona come il pianto di un’intelligenza artificiale morente.

Le tracce di Body of Carbon risultano meno criptiche dei brani che compongono Isa, ma nel rendere il tutto più immediato Rahbek perde un po’ di quel misticismo che rende il suo ultimo LP così interessante. Private di questa patina oltretutto le tracce suonano a tratti ripetitive (soprattutto la title tack), andando a formare un lavoro che funge da appendice sci-fi al sopracitato ultimo lavoro , ma non ne raggiunge i livelli di maturità artistica.

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