Live Report

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Sogno di una notte di mezza estate. Potrebbe essere descritta così, con il titolo della classica commedia shakespeariana, la serata del 15 luglio che ha visto salire sul palco dell’Auditorium Parco Della Musica Damon Albarn. Una di quelle notti speciali, immense, che col passare degli anni racconterai con orgoglio e un pizzico di malinconia, aggiungendo ogni volta piccoli particolari che andranno ad impreziosire la trama. Eppure, come spesso succede, l’impressione a caldo è quasi sempre la meno sincera, quella che esprimi come un fiume in piena appena concluso l’evento, quando accendi la prima sigaretta post-concerto e travolto dall’euforia (o dallo delusione), fai un sunto di ciò che è successo, rischiando però di ingigantire il tutto. Proprio per questo è meglio fare un bel respiro, aspettare qualche ora, e successivamente provare a tirare fuori il lato più cosciente e meno istintivo.

Purtroppo non è facile già dal principio, ripensando a quando ti trovi a correre – nonostante la quantità di posti a sedere che compongono la location – per agguantare la prima fila appena le luci si spengono. Albarn, con il solito atteggiamento da guascone londinese che non ha perso neppure a 46 anni suonati, fa la sua entrata tra gli scroscianti applausi della platea per esordire con Lonely Press Play, secondo singolo dell’album solista Everyday Robots. Con in testa il disco, sarebbe normale aspettarsi un’esibizione dalle linee morbide ed eleganti, che bene si prestano alle sonorità folk dell’LP, eppure Damon riesce perfettamente a cambiare camaleonticamente i toni dello show con numerosi voli pindarici, districandosi tra la discografia dei vari progetti laterali (in questo caso, Gorillaz, The Good The Bad And The Queen, Rocket Juice & The Moon) e riuscendo a indossare diverse maschere in pochissimo tempo. Euforico, e sempre pronto ad innaffiare le prime file con numerose bottigliette d’acqua (con Kids With Guns o la spendida b-side bluriana All Your Life), riflessivo quando è necessario (Everyday Robots, Photographs), ed eccezionale quando si tratta di vestire quei panni da cantautore che forse mai aveva davvero calzato live prima: è il caso della struggente perla Hostiles, dove il Nostro, illuminato in penombra da una tiepida luce blu, tocca le corde dell’anima con una voce dolorosa e penetrante, come non è mai riuscito neanche con la storica No Distance Left To Run, pezzo che per eccellenza dipinge le pene d’amore dell’artista cresciuto a Colchester.

In un concerto che scorre rapidamente, i momenti clou non mancano, soprattutto quando si tratta di cantare pezzi dei Blur – urlati a squarciagola dai presenti – come Out Of Time ed End Of A Century (durante quest’ultima un fan sale sul palco per abbracciare Albarn, che ricambia senza troppi tentennamenti, dimostrando che forse è meno “primadonna” di quanto si possa credere). E’ il preludio al caos di Clint Eastwood, vero inno generazionale dei ventenni di oggi, con cui Albarn invita i presenti a salire sulla pedana scatenando una corsa non proprio “civile”: tra spinte e spallate, qualcuno cade su casse e microfoni, a causa della calca disumana che dà un gran da fare al bodyguard dell’artista, ma pur sempre col sorriso sulle labbra. E lo stesso showman che lo sottolinea subito dopo: “A lot of fun”.

In una Heavy Seas Band che supporta alla grande il frontman, spiccano un Jeff Wootton in grande spolvero – divertito e soprattutto senza il timore di essere eclissato dalla vera stella della serata (forse lasciare i Beady Eye di Liam Gallagher è stata la scelta più saggia) – e soprattutto le voci gospel del coro, che incorniciano anche un brano apparentemente innocente come Mr Tembo e avvolgono di magia lo splendido sing-along dell’ultimo atto Heavy Seas Of Love. Il pezzo chiude a doppia mandata un concerto emozionante, che proietta ancora una volta Albarn tra i grandi songwriter del secolo senza tuttavia le classiche pose plastiche da artista impegnato: evidentemente, al musicista inglese non piace prendersi troppo sul serio, preferendo invece lasciarsi trasportare dall’entusiasmo che egli stesso produce senza sosta e che crea un filo indissolubile con un pubblico che lo saluta con un’autentica ovazione.

17 Luglio 2014
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Damon Albarn @ Auditorium Parco Della Mu...

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