Recensioni

Dopo aver assistito alla 63ª edizione dell’Eurovision Song Contest nel 2018 a Lisbona, Will Ferrell si è immediatamente innamorato dell’idea di ambientarvi un film. Due anni dopo quel film è divenuto realtà grazie a Netflix e alla produzione dello stesso Ferrell (con l’intercessione dell’amico Adam McKay) e ne è uscito Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga, un progetto dove la comicità demenziale, infantile e sopra le righe del comico statunitense incontra l’ingenuità e l’atmosfera della rom-com tipicamente americana incarnata dal volto e dalle movenze di Rachel McAdams, attrice che del genere è assoluta padrona (basti pensare al successo di Le pagine della nostra vita) e che non ha mai disdegnato il demenziale quale veicolo privilegiato per una buona fascia di pubblico oltreoceano, pur da buona canadese (pensiamo a Mean Girls, Hot Chick – Una bionda esplosiva). 15 anni dopo 2 single a nozze – Wedding Crashers McAdams ritrova alla regia David Dobkin, mestierante specializzato appunto nel genere che pochi anni fa si era fatto apprezzare anche per The Judge con Robert Downey Jr., e si lancia in questa nuova e sconquassata avventura comica al fianco di quel corpo comico di Ferrell.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga racconta appunto dell’incredibile vicenda dei Fire Saga, un gruppetto pop dell’Islanda il cui sogno è quello di esibirsi e vincere il popolare contest musicale promosso ogni anno per premiare le eccellenze della musica pop di tutto il mondo (e che sfortunatamente quest’anno non ha avuto luogo a causa della recente emergenza sanitaria, fatto che ha impedito allo stesso film di ricevere un’ulteriore spinta pubblicitaria). Lars Erickssong e Sigrit Ericksdottir sono cresciuti sotto l’influenza della musica leggera e spensierata degli ABBA e il sogno è così forte che lo stesso Lars, visionario e ingenuo, sprecherà quasi tutta la sua vita pur di raggiungerlo insieme alla sua compagna di una vita. Il caso li porterà davvero su quel palco, ma c’è chi trama nell’ombra per impedire a tutti i costi una loro (comunque improbabile) vittoria al contest. A condire il palcoscenico (!) di caratteristi, c’è anche un irresistibile Dan Stevens (Legion, Dickens) nei panni del campione russo Alexander Lemtov e l’ex 007 Pierce Brosnan in quelli del padre di Lars, Erick Erickssong.

Nonostante l’incredibile appeal del prodotto, capace di tenere saldamente incollati alla poltrona grazie ad un mix di buoni sentimenti, canzoni classiche del pop radiofonico riarrangiate in chiave contemporanea e a uno spiccato non volersi prendere mai sul serio (pur affrontando questioni importanti, come il mondo delle apparenze nello star system e l’abbattimento dell’esclusività di certi ambienti), Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga è come se soffrisse di una vistosa schizofrenia, elemento che pone quasi un ultimatum allo spettatore: o abbracciarlo senza esitazioni o rifiutarlo in blocco. Perché, se per una prima parte abbondante di pellicola ci si trova davanti l’ennesimo film di Will Ferrell (siamo dalle parti di Elf e Anchorman), nella seconda la componente rom-com prende sì il sopravvento, ma è come se la sola Rachel McAdams ne fosse consapevole, mentre tutti gli altri continuano a recitare in un film di Will Ferrell. Si tratta di un errore di tono vistoso, che eccezionalmente (e il merito va alla sola bravura degli interpreti) non inficia il risultato finale né le intenzioni dietro a un progetto del genere. Si può (anzi si deve) continuare a sognare a occhi aperti (persino un fantasma che ci dà indicazioni in ritardo sul nostro futuro).

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