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    28
    2014

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Sony Music Entertainment

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Almanacco del giorno dopo era una trasmissione televisiva andata in onda tra il 1976 e il 1994 su Rai Uno, dal lunedì al sabato, poco prima dell’edizione delle 20.00 del TG1. Utilizzando l’idea di base del vecchio almanacco medievale, il programma si proponeva di raccontare cosa sarebbe accaduto il giorno successivo. Si parlava di orari precisi di alba e tramonto, di fasi lunari, della storia del santo del giorno, si raccontava ciò che era avvenuto nella medesima data gli anni precedenti ed, edizione dopo edizione, venivano aggiunte alcune rubriche storiche e di consigli utili alla vita quotidiana, il tutto accompagnato da immagini e disegni, simboli chiave dei vari racconti in onda. Dente utilizza la prospettiva, oggi risibile perché evidentemente solo parzialmente veritiera, del racconto anticipato del futuro e la applica, magicamente, al passato. Almanacco del giorno prima è dunque una raccolta, idealmente illustrata con le immagini proprie di queste canzoni, di un passato che è finito o che non è esistito, una raccolta poetica di scelte e disegni non fatti, di vie non intraprese che, proprio per questo, hanno lasciato un’ombra sul presente. 

Arrivato al quinto album in studio – pubblicato per la prima volta con una major discografica – Dente propone un lavoro che sembra legarsi in modo netto a L’amore non è bello (2009), più che al penultimo Io tra di noi (2011). Di quel disco del 2009 Almanacco del giorno prima ha la forza drammatica che dai testi si spinge nelle musiche, e, in particolar modo, negli arrangiamenti e nella voce, drammaticità melò che, al tempo stesso, sa ben mischiarsi a quell’elemento strettamente pop e melodico che rese incisivo Io tra di noi. Il tema portante è, come nei quattro dischi precedenti, quello dell’amore: amore non vissuto, amore perduto, amore che sembra, soprattutto, perso quasi per errore, eternamente rimpianto e quindi eternamente sublimato in canzone. Ancora più evidente in questo lavoro, è la corrispondenza netta tra suono e parola: laddove pure, spesso, si rifugge la rima baciata e prevedibile, si riesce comunque a ottenere un perfetto incontro tra la potenza evocativa dei testi e quella, ugualmente disperata, dei suoni scelti.

Non a caso, Almanacco del giorno prima è un trionfo di organo Farfisa e clavicembalo, di glockenspiel e vibrafono, strumenti DOC per quanto riguarda la costruzione della canzone d’autore struggente italiana; ecco che dunque ci troviamo di fronte a intere canzoni d’oggi che ricordano intere canzoni del passato (Fatti viva potrebbe essere, per esempio, una citazione senza fine de La notte di Adamo). Il clima che si respira in quest’album è quello che esce talentuoso dai vecchi video delle puntate di Senza rete, di Studio Uno, un mood, insomma, che è retrò senza essere posticcio, che è retrò con naturalezza. Insieme ai suoni da vecchio studio RCA – sembra di vederlo lì, Dente, seduto a terra dietro il vetro come Sergio Endrigo – in quest’album c’è tanto Sudamerica, ci sono suoni che è facile immaginare arrivati direttamente dal Messico o dal Brasile (dove Dente si è esibito in tournée ospite dei Selton). Non c’è la bossa nova, non c’è il samba, ma c’è un’idea italiana e melodica di Sudamerica filtrata senz’altro anche dagli ascolti dei dischi degli anni ’60 di Vinicius De Moraes e, appunto, di Endrigo insieme a Luis Bacalov (evidente in Invece tu, Coniugati passeggiare, I miei pensieri e viceversa, Gita fuori luogo). Infiniti fino a farsi mix indecifrabile sono, ancora una volta, i riferimenti al cantautorato italiano classico, ai 70s, al consueto Lucio Battisti, ma pure a certe sonorità del migliore, primo, Franco Califano.

Almanacco del giorno prima è un album più che mai intimo, quasi violentemente privato, che sa essere insieme caldo e raggelante, disperato. Se non vi piacciono i giochi di parole (“Amica mia, Ah.. mica mia!”), le storie classiche capovolte e attualizzate (come in Remedios Maria), i diminutivi usati a tradimento per spezzarvi il cuore (ascoltate Casa mia e vedrete), se non siete interessati all’amor cantato e se cercate i suoni del futuro, dopo cinque dischi è il caso di ammetterlo senza indugi: Dente, semplicemente, non farà mai per voi. Se invece siete incuriositi da questo minuscolo viaggio nel tempo dell’autore che è poi, allargando il campo visivo e andando a fondo, un viaggio universale nel tempo che ci è dato utilizzare, se siete irresistibilmente e naturalmente attratti dagli innumerevoli modi affilati e tagli netti che uno stesso cantautore può usare nella canzone che lo racconta, beh, ascoltate subito cosa si dice in queste puntate dell’almanacco che va all’indietro. Un almanacco che ci costringe a fare il conto degli sprechi, delle perdite, e che ci mette di fronte, ancora una volta, a una delle penne più interessanti, curate e precise che la canzone d’autore italiana abbia generato negli ultimi anni.

 

24 gennaio 2014
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