• Giu
    02
    2014

Album
CI

Mute

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I curricula di Carsten Nicolai, aka Alva Noto, e di Olaf Bender, aka Byetone, presentano molti punti in condivisione: entrambi nati negli anni sessanta a Chemnitz (ex Karl-Marx-Stadt) nella Germania orientale, entrambi protagonisti della scena glitch a cavallo dei due millenni (specialmente Noto, firmatario come solista di capisaldi clicks & cuts, come la serie di produzioni “Trans-” del periodo 2001-2005), entrambi con interessi che spaziano dalla computer music alle arti grafiche e visive (con il nome di Nicolai sempre più in vista del panorama dell’arte contemporanea come autore di macroinstallazioni audiovideo neo-optical, come la recente α-pulse), entrambi responsabili della Raster-Noton, preziosa etichetta specializzata in lavori elettronici distillati in purezza. Amici fin dall’adolescenza, non è la prima volta che i due incrociano ufficialmente i rispettivi laptop: insieme a Frank Bretschneider (anch’egli originariamente tra i gestori della label sassone, e già negli anni ottanta membro degli AG Geige, la prima band new wave di Bender) Alva Noto e Byetone avevano dato vita al trio Signal, con risultati sonicamente pregevoli ma tutto sommato di maniera (vedi gli album Centrum, 2000, e Robotron, 2007).

Il progetto Diamond Version prende forma nel 2011 quando, su stimolo di Daniel Miller, fondatore della gloriosa Mute Records, Nicolai e Bender trovano la chiave giusta per dare un senso di lunga gittata alle estemporanee improvvisazioni live in coppia che in qualche occasione avevano aggiunto ai loro rispettivi set solisti. L’impianto paratestuale è preso in prestito dal mondo del marketing e dell’advertising: il nome Diamond Version gioca con l’escalation parossistica delle nuove edizioni dei software; il programmatico video Mission Statement (giugno 2012) è costituito da claim e payoff pubblicitari che, presentati in ordine alfabetico senza alcun riferimento ai brand d’origine, si mostrano nella loro pervasiva assurdità. Anche i titoli delle tracce dei 5 EP sfornati per la Mute in meno di un anno, dal settembre 2012 al luglio 2013, riprendono gli slogan delle multinazionali: Make.Believe (Sony), Sense And Simplicity (Philips), Science For A Better Life (Bayer), Turn On Tomorrow (Samsung), ecc. E il titolo dell’album, culmine del lavoro del duo, è l’acronimo di Corporate Identity. Il sound Diamond Version è il risultato di una joint venture (per rimanere in ambito corporativo) tra la produzione ipnotica e squadratamente techno di Byetone (vedi Symeta, 2011), e le composizioni più scientificamente asettiche di Alva Noto (che già con l’ottimo Univrs del 2011 aveva già dato nuovi segni di irrequietezza): energico e fisico (anche se ad esempio meno violento rispetto ai primi Pan Sonic), ammiccante al dancefloor ma sempre con urticanti punte noise. La dimensione ideale è quella dei live show, dove l’aspetto audio si lega perfettamente con le soluzioni video, per trascinanti spettacoli digitali in bianco e nero.

Pur rappresentando il culmine del business plan Diamond Version, CI testimonia un allargamento dell’estetica espressa dai cinque 12” precedenti verso nuovi orizzonti. Persiste l’attenzione maniacale per ogni singolo suono (ovviamente di derivazione kraftwerkiana), il ritmo rimane l’elemento portante, ma qui Noto e Byetone dimostrano un crescente interesse per la forma-canzone, indirizzandosi verso una maggiore, relativa, accessibilità anche attraverso l’inatteso apporto di inusuali vocalist ospiti. L’album comincia con il botto: “Congratulations on being a big fu**ing deal!” recita sarcasticamente la voce strascicata e vissuta di Leslie Winer (mitica androgina modella/poetessa, che qualcuno aveva scortesemente definito la “nonna del trip-hop” per il suo album Witch registrato nel 1989 con l’alias ©) in This Blank Action, potente, profonda ballata dub-techno. L’hip-hop futurista di Feel The Freedom presenta le frasi dada della giapponese Kyoka, nuova (e prima!) proposta femminile Raster-Noton, per cui ha recentissimamente pubblicato l’interessante Is (Is Superpowered), sintomatico del recente corso “glitch goes pop” seguito dalla label (vedi anche HD di Atom™, pubblicato nel 2013, che con CI presenta più di un’affinità). Al centro dell’album troviamo la traccia finora più lontana dal classico mondo Noto-Byetone: a cantare lo spiritual tradizionale Were You There (che troviamo nel repertorio di Johnny Cash, ma anche di Diamanda Galás) viene chiamato Neil Tennant. E il Pet Shop Boy officia il rito in maniera elegante e precisa, supportato da una base profonda e abrasiva, per un risultato dalla forza straniante.

Delle dieci tracce dell’album (43 minuti in totale), quattro sono nuove versioni di pezzi già pubblicati negli EP, ridotti nel minutaggio e smussati nell’equalizzazione. L’aggiunta in Operate At Your Optimum del vento elettrico generato dal neon fluorescente di Atsuhiro Ito (già presente nel primo DV show al Sonar 2012) è parziale eccezione alla regola della focalizzazione sui basics. Solo una track in CI supera i 4 minuti, ed è la conclusiva Make.Believe, epica cavalcata techno-glitch già apparsa in versione più estesa nell’EP 5, caratterizzata dal progressivo shift degli accenti ritmici. I tre nuovi pezzi strumentali impreziosiscono il catalogo: Connecting People gioca con le voci degli IVR del marketing telefonico, Access To Excellence e Raising The Bar per una volta mantengono le promesse pubblicitarie dei rispettivi titoli, con soluzioni ritmiche dub e noise techno ritmicamente impeccabili.

CI è un disco votato alla stortura dei nasi più puristi e intransigenti, ma da interpretare come un interessante esperimento di ibridazione che, intervenendo su un genere da qualche tempo a rischio di sterilità, può dar luogo a nuove specie nel macroambiente della musica elettronica.

3 Giugno 2014
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