Atom TM

Biografia

Le mille facce del poliedro: Uwe Schmidt, infaticabile extrambientalista elettronico.

Atom™ (originariamente Atom Heart), è il moniker principale utilizzato da Uwe Schmidt nel corso della sua carriera, una delle più prolifiche e proteiformi che l’ambito della musica elettronica abbia mai conosciuto. La discografia ufficiale (aggiornata a settembre 2016) conta ben 247 pubblicazioni, attribuite ad un numero impressionante di nomi diversi (da considerare più come progetti a sé stanti che veri e propri “alias”) e a frequenti collaborazioni con altri artisti: Schmidt “si è cimentato in quasi ogni sottogenere immaginabile dell’elettronica, e ne pure ha inventato qualcuno” come ricorda una Guide To Atom™. Un corpus di più di un migliaio di tracce, percorso da curiosità, inventiva, attenzione maniacale ai dettagli (peraltro non solo audio: è lui stesso, a firma Linger Decoree, a curare le grafiche delle sue release; prove ulteriori i video, raccolti in DVD, che fanno parte del recente live show HD+), intelligenza e, molto spesso, ironico humor. Tedesco ma da tempo residente a Santiago de Chile, l‘intervista da noi raccolta nel 2014 ha confermato l’impressione di un’artista cosciente della sua libertà di “extrambientalista“. Esordi giovanili in territori EBM, la folgorazione sulla via della techno, l’incontro con Pete Namlook e l’avvio dell’iperproduzione per la sublabel Rather Interesting, gli esperimenti glitch, l’interesse entomologico per i ritmi latini, sublimati nel geniale détournement de El Baile Alemán firmato Señor Coconut Y Su Conjunto, il confronto con la tradizione musicale tedesca (nella quale trovano collocazione pure i Kraftwerk, naturale riferimento per chiunque si occupi di elettronica): parlare di carriera leonardesca non sembra fuori luogo…Ben venga quindi l’attività di recupero e rimasterizzazione – cominciata dallo stesso Schmidt nel 2013 e tuttora in progress – del catalogo, denominato AAA AtomTM Audio Archive, con i risultati disponibili su Bandcamp e Spotify.

1988-1993

Nato il 27 agosto 1968 a Francoforte, Uwe Schmidt comincia a fare musica nei primi anni Ottanta, dedicandosi prima alla batteria per poi passare all’elettronica. Episodio epifanico: il suono di una Linn Drum ascoltato a 14 anni alla radio. Nel 1986 co-fonda la NG Medien, tape label specializzata in ambito Electronic Body Music (pubblica ad esempio la prima uscita dei canadesi Front Line Assembly): la cassetta con numero di catalogo N.G. 001 (Immaculate) è quella dei Pornotanz, primo gruppo nel quale milita Schmidt; la numero 4 è firmata Lassigue Bendthaus, che esce nel 1988 ed è intitolata The Engineers Love. E’ il debutto solista di Schmidt, anche se non viene incluso nella discografia ufficiale, che viene fatta partire invece dal 12” Automotif, pubblicato nel 1990 dall’etichetta industrial Parade Amoureuse (Nocturnal Emissions, Muslimgauze, Die Form). L’EP verrà inglobato nell’album Matter (1991), che presenta le produzioni di Schmidt del periodo 1986-1989, tra EBM e electro-industrial. Riferimenti principali Cabaret Voltaire e Nitzer Ebb, ma riconsiderati attraverso un particolare gusto tendente verso territori electro-synth-pop, tra Kraftwerk e primi Human League, con grande attenzione alla purezza del suono. Nel 1992 sarà la fiorentina Contempo a pubblicare ulteriori lavori EBM-oriented di Lassigue Bendthaus, tra cui (oltre al primo remix di Schmidt per i Pankow) l’album Cloned e il sample CD Cloned:Binary, contenente i più di 200 suoni usati per la release principale, permettendone quindi ulteriori “clonazioni”.

Dal 1991 Schmidt approccia l’emergente mondo acid house/techno (in fiorente sviluppo nell’area di Francoforte), nel quale trova forti parallelismi con i suoi interessi verso la filosofia postmoderna di Virilio e Baudrillard, pubblicando con vari alias una serie di 12” rivolti al rave dancefloor, tra cui i primi singoli firmati Atom Heart (Whitehouse, 1991, e Mother, 1992), e collaborando alla produzione di tracce proto-trance (tra cui Digit Eyes e Dave degli Station Rose).

Le sue label principali del periodo sono le francofortesi Cyclotron, Delirium e Pod Communication, prosecuzione della NG Medien. Tra le produzioni soliste più rilevanti del periodo ’92-’93, oltre a vari 12” acid techno by Atom Heart (una traccia su tutte: Rhizom), vanno ricordate le esperienze hardcore/breakbeat by Atomu Shinzo, la tribal rave di Urban Primitivism, la techno 808-dipendente di i (Repetitive Digital Noise), e l’”Experimental Post Techno Swing” del Lisa Carbon Trio, dove con brani come Sounds Like Presets Rhythm, La Costa Rica Cyber-Salsa cominciano già a prendere forma le commistioni tra mondo electro e latin music che più tardi faranno la fortuna di Schmidt; tra le collaborazioni, emergono le prime esperienze con il giapponese residente a New York Tetsu Inoue (l’ottimo album DATacide, uscito nel 1993, raccoglie acidismi analogici vari, in uno spettro che va dall’hardcore techno – The Ecstasy Of Communication, The Ritual of Transparency, The Obscene – all’ambient – Om, Mindloop; negli album successivi il coté ambientale avrà la prevalenza), il progetto sperimentale +N con Victor Sol (nel primo album del ’93 – ex.s – compaiono come guest Chris Carter e Cosey Fanny Tutti dei Throbbing Gristle), i primi show dal vivo in coppia con Tobias Freund aka Pink Elln (l’EP Elektroniikkaa 1&2 / Electronique, pubblicato nel 1993 da Onkaku Musik, raccoglie due estratti da due concerti tenuti l’anno prima ad Helsinki e a Montreux, ed è uno dei primi, se non il primo in assoluto, disco live techno-trance) e, soprattutto, i primi risultati del rapporto artistico con Peter Kuhlmann aka Pete Namlook, altro prolificissimo francofortese al centro di un’estesa e fruttuosa rete di contatti (fino alla sua prematura morte, avvenuta nel 2012). Nata in casa Pod Communication (il 12” Vektor firmato Millennium, 1992), l’attività del duo si sviluppa in seno alla FAX +49-69/450464, label creata da Kuhlmann alla fine del 1992, con i quattro 12” Subsequence, tra acid, trance e ambient e i due 12” Synthadelic, con i mitici divertissement hardcore I’m A Secretary e It’s A Dirty Job  (dal 1995 al 2000 Namlook e Atom continueranno a pubblicare le loro periodiche jam session elettroniche – tra ambient e drum & bass – in cinque album firmati come Jet Chamber, poi raccolti nel 2003 in un unico CD-rom, in formato mp3).  Per la FAX nell’ottobre del 1993 esce un album di Schmidt solista titolato e firmato Coeur Atomique che, insieme alla compilation in CD The Techno Evolution Continues (distribuita negli USA dalla Sonic Records, dove vengono raggruppate sotto il nome Atom Heart svariate tracce attribuite a vari “alias” e collaborazioni), riassume la frenetica attività produttiva del periodo. Siamo solo al 1993 e il database della discografia ufficiale di Uwe Schmidt conta già 49 entry.

1994-1997

Anche il 1994 da solo non scherza, aggiungendo un’altra ventina di release al carniere: nella prima parte dell’anno spiccano, a nome Atom Heart, le “monochrome stills” ambient di Orange (per la FAX) e l’IDM di Morphogenetic Fields (per la filiale tedesca della Rough Trade), ma il lavoro più interessante e assolutamente da riscoprire è Halogram a firma The Bitnicks (uscito, insieme ad Almost Digital, per la Hypnotism, sublabel della Hyperium Records di Norimberga), tra cavalcate techno e riferimenti kosmische, tra influssi kraftwerkiani (Bitnik) e aphexiani (Empty Set), il tutto riassunto dalla spaziale chiusura enoiana di Halogram. Sempre del 1994 è il corpus di quattro 12” intitolati Azid Ramcash e firmati Mike McCoy (per la meteora JJ, sublabel della Delirium), contenenti rigorosamente solo tracce di acid tiratissima, tutte di 3:03 di durata, con evidente omaggio alla macchina Roland di cui Schmidt è tra gli indiscussi maestri solisti, e la nuova confusa release di Lassigue Bendthaus (l’album Render, accompagnato dalle versioni alternative di Render Audible U.S. Remixes): tra ultimi singulti electro-EBM e curiose incursioni in altri lidi, come la jungle di JKTV/Otaku (How Many Angels Can Dance On The Head Of A Modem?), Uwe non si fa mancare l’occasione di una cover, ovviamente silenziosa, di 4’33” di John Cage.

Nella seconda metà del 1994 Pete Namlook affida ad Atom la conduzione della Rather Interesting, nuova sublabel della FAX sostanzialmente creata per ospitare la debordante creatività del Nostro, e durata fino al 2012, anno della morte di Kuhlmann. Godendo di libertà pressoché assoluta, Uwe può permettersi di sperimentare approcci disparati, alla ricerca di soluzioni elettroniche al di là dell’ambito più strettamente techno, vissuto sempre più come limitante e noioso.

Almeno fino all’inizio del 1997 la frenetica routine di Schmidt prevede la pubblicazione da solista di quasi un disco al mese, con ogni album attribuito ad un diverso e nuovo “alias” (Flextone, Dots, VSVN – Very Synthetic Virtual Noise, Interactive Music, Semiacoustic Nature, Silver Sound, BASS – Binary Amplified Super Stereo, Machine Paisley, Brown, Mono™) o in collaborazione, con Tetsu Inoue (in duo come DATacide e come Masters of Psychedelic Ambiance – con l’album Mu dell’aprile del ’95, commistione estrema tra ambient e psichedelia – e in trio come HAT insieme al maestro Haruomi “Yellow Magic Orchestra” Hosono – l’album Tokyo-Frankfurt-New York del maggio ‘96) e Victor Sol (il terzo album +N, Built, esce nel settembre ’96). Pur se a volte prevale, e comprensibilmente, l’aspetto quantitativo su quello qualitativo, i risultati complessivi di questa fase rimangono sempre stimolanti, tra sperimentazioni (come la separazione totale tra i canali destro e sinistro utilizzata per esempio per BASS e i progetti con Inoue, Mu e Ondas, o il caos e la casualità come fattori creativi per Interactive Music), tentazioni electro-pop (il drum & bass jazzato e chill out in Silver Sound), intuizioni electro-latine ancora da sbrogliare (Synthe Mental Journey, Midi à Gogo, Copacabana Palace in Machine Paisley) e ironie varie (i riferimenti beatlesiani nei titoli di tracce come While My Synthe Gently Sweeps, The One After 808, Digital Fields Forever, Evolution #9, My Bird Can Sing): dietro l’eterogeneità delle formule proposte si intravede la mano di un unico alchimista, sempre pronto ogni volta a “sorprendere se stesso”. Oltre al superlavoro per Rather Interesting (le prime due compilation Real Intelligence, che nel titolo e nella grafica richiamano le omologhe Artificial Intelligence della Warp, riassumono efficacemente – con inediti – le attività della sublabel), Schmidt trova il tempo per proseguire nel già citato progetto Jet Chamber con Pete Namlook, registrare con Inoue e Bill Laswell, altro grandissimo esploratore di suoni, l’ottimo album ambient Second Nature, e pubblicare come Atom Heart l’album Shellglove, il 12” Apart e altre tracce per varie compilation (tra cui l’emblematica In Memoriam Gilles Deleuze della Mille Plateaux, alla quale partecipa con 3 minuti e 42 secondi di “astratte miniature” tra musique concrète e profondi droni).

1997-1999

Nel marzo del 1997 Uwe si traferisce in Cile, a Santiago, insieme all’amico Martin Schopf, alias Dandy Jack, cileno ma vissuto prima in Spagna e poi nel giro elettronico francofortese, uno dei soli due artisti a firmare lavori non-schmidtiani nel catalogo della Rather Interesting (l’altro è Victor Sol) e che con Atom nel 1994 aveva pubblicato l’EP Retrograde (a nome Gon). Schopf rientrerà in Germania dopo circa un anno, mentre Schmidt fissa definitivamente a Santiago la sua residenza, pur sempre vissuta da outsider, da una “prospettiva aliena” (vedi le ultime battute della nostra intervista). E’ a Santiago che Schmidt si sposa (con Cecilia Aguayo, tastierista in importanti gruppi cileni new wave e synthpop prima e dopo la dittatura di Pinochet) e ha una figlia; ed è a Santiago che prosegue l’attività della Rather Interesting (riducendo un po’ i ritmi di pubblicazione) e dove termina il lavoro, cominciato a Francoforte nel 1996, sull’album Gran Baile Con Señor Coconut, dove le fascinazioni verso il mondo dei ritmi latini, più volte lambito soprattutto attraverso il nome di Lisa Carbon, vero e proprio alter ego di Atom già dal 1992 (vedi le già citate tracce in Stereococktail del 1993, o Corazòn Loco e Cuando Me Besas in Polyester, del 1994 ma uscito solo due anni dopo per la Rephlex, e ancora Rumba Roland, Machin e Magic Sofa in Trio de Janeiro, del febbraio 1997) sono portate ad un livello superiore di consistenza e impatto. Attraverso un utilizzo più pesante dei sample centramericani (raccolti e catalogati a centinaia) prende forma un inedito stile mestizo che prenderà poi il nome di “electrolatino”, nella terra di nessuno tra lounge e IDM, tra drumba’n’bass e Tito Puentelectro: da sottolineare le programmatiche Supertropical (Neo Tradicional), Musica Moderna (Samba Virtual) e Upper Mambo / Lower Funk (Mezcla Sentimental) – quest’ultima con il “passionate latin rap” di Jorge González (che più volte comparirà nei credits di future pubblicazioni) – e le strizzate d’occhio in territori library music di Chocolatina (Guaguanco Libre) e Suavito (Jive Eclectico). Debutto dell’alias più fortunato della carriera di Schmidt, ma ai tempi sostanzialmente solo uno tra i tanti progetti di détournement portati a compimento dal geniale tedesco-sempre-meno-tedesco, Gran Baile… esce a maggio 1997. Un mese prima era stato pubblicato per la Side Effects, etichetta storica dell’industrial, l’album Digital Superimposing firmato Superficial Depth (ambient in flusso ininterrotto di 70 minuti, in lento ma continuo divenire). Sempre del 1997 sono l’album Micropossessed, realizzato in coppia con Eyephone (aka Marc Behrens, che ritroveremo con Atom nel 2014) e due ulteriori release Rather Interesting: il massimalista Fonosandwich, esageratamente ripieno di succose tracce che colano da tutte le parti, e Pentatonic Surprise by The Roger Tubesound Ensemble, che porta all’estremo il trattamento/trituramento digitale del materiale jazz già di competenza dell’alter ego Lisa Carbon.

Il 1998 è l’anno del quarto volume del progetto Jet Chamber e del secondo disco HAT (DSP-Holiday, sette cartoline di “vacanze a 24-bit” in giro per il mondo) ma soprattutto di una tripletta di album Rather Interesting rappresentativi dello stato dell’arte di un coté dell’elettronica ai tempi ancora da codificare come “rivoluzione glitch”, estetica che da Schmidt riceve uno degli impulsi più istintivi e liberi da schemi: Schnittstelle (lavoro algido e complesso, il più difficile da scardinare dei tre), Naturalist (sorridente culture clash tra i suoni del mondo reale e quelli del mondo digitale) e soprattutto l’ottimo Dropshadow Disease (geniale pastiche di stili, pieno di citazioni per geek applemaniaci) dimostrano una densità di idee e di soluzioni che va al di là della ricerca astratta per un approccio quasi pop, sempre inventivo e sorprendente. La terza compilation Real Intelligence, riassumendo due anni di release meno numerose del solito ma (quindi) più consistenti e compiute, rispetto alle prime due rischia di semplificare troppo l’output di uno dei periodi più interessanti della sublabel. Dei due inediti contenuti, uno è il debutto della kraftwerkiana Harddisk Rock (Don’t Stop) che verrà poi rielaborata nel 2003 a firma The Stereonerds, l’altro chiude con una hidden track scherzosamente sperimentale (una voce dice “e ora guardate molto attentamente i vostri speaker”, dopo di che parte un tono inudibile di così bassa frequenza da scuotere per qualche secondo i coni delle casse). Sempre nel 1998 escono i primi singoli che poi andranno a comporre un altro caposaldo della discografia schmidtiana: Pop Artificielle è firmato LB, acronimo che chiude l’esperienza Lassigue Bendthaus, pubblicato dalla KK nel marzo del 1999. Raccolta-manifesto di cover realizzate dal ‘94 al ’97, Pop Artificielle graffia, digitalizza, sìncopa, glitcha e centrifuga tre decenni di musica popolare (nell’ordine: James Brown, ABC, Donovan, Prince, Lennon, The System, Bowie, Sakamoto, Rolling Stones, Four Seasons), mai allontanandosi troppo dagli originali (in questo risultando assolutamente più accessibile rispetto, per esempio, ai coevi esperimenti, radicalmente più estremi, di Fennesz con i Beach Boys), interpretati da un’ideale band di androidi (con un lavoro complicatissimo di micro-editing solo per ottenere l’effetto desiderato per le parti vocali). Del 1999 sono pure : ) by DOS Tracks, la rigorosissima autorisposta IBM-compatibile al mondo MAC omaggiato nel precedente Dropshadow Disease, Light Music by Erik Satin, tentativo non troppo riuscito di cheasy listening, ispirato alla musique d’ameublement del Satie riecheggiato dal divertente nome de plume, e il primo risultato del fortunato incontro con Bernd “Burnt” Friedmann: le tracce di Templates, pubblicato nel giugno 1999 a nome Flanger da una sublabel della Ninja Tune, erano state registrate due anni prima a Santiago in un tour de force di una settimana. Godibilissima ricostruzione hi-tech di una jazz band da camera, con improvvisazioni analogiche punteggiate da venature glitch più (Options In The Fire, Short Note With A Few) o meno (Lata, Quicksilver Loom) marcate, la musica dei Flanger (che si dimostrerà uno dei progetti di maggior successo – e durata – delle carriere di entrambi i musicisti) viene autodefinita “nuclear jazz”, fusion retrofuturistica tra organico e digitale, le cui complicate trame tengono lontano il duo sia dalla ripetitività standard dell’elettronica che dalle pastoie banalizzanti della lounge. Atom e Friedmann pubblicheranno altri due album, uno all’anno, fino al 2001 (Midnight Sound, dove si permettono pure una rispettosa versione di So What, e Outer Space/Inner Space, registrato con l’apporto di musicisti ospiti, molti dei quali componenti la Coconut Orchestra), per poi reincontrarsi nel 2005 (Spirituals, ancora con altri musicisti, versione discografica di un Flanger Band Tour europeo). Nel 2010 la musica dei Flanger verrà utilizzata per la colonna sonora del film Bibliothèque Pascal. Il progetto Flanger prosegue sia live che discograficamente: Lollopy Driver, l’ottimo album della fine del 2015 e l’EP Spinner del giugno 2016 (dove il jazz è solo uno stato mentale) dimostrano che lo slancio creativo della coppia non accenna a perdere colpi.

2000 e oltre: il Signor Noce di Cocco

E siamo al 2000: anno tondo e cruciale. Secondo la biografia ufficiale, durante la realizzazione di Pop Artificielle era nata l’idea di fare delle cover di brani storici dei Kraftwerk, ai tempi ancora con stile e produzione da definire. I primi abbozzi tentati con arrangiamento cha-cha-cha convincono Uwe della bontà del progetto, che comincia a prendere forma come secondo album di Señor Coconut. Di fronte alle prime bozze, l’Akashic Records, l’etichetta giapponese dell’ex Deee-Lite e reuccio dello Shibuya-kei Towa Tei, formalizza subito l’accordo, pubblicando El Baile Alemán a firma Señor Coconut Y Su Conjunto in CD il 26 gennaio 2000, ancora prima di ricevere il consenso sull’utilizzo da parte degli aventi diritto (che arriverà per 9 tracce su 10: la versione rumba di Radioactivity verrà esclusa da tutte le edizioni successive). Ci vorrà ancora qualche mese di passaparola prima che la bomba esploda a livello mondiale, portando Señor Coconut ad un livello altissimo di interesse mediatico.

Nel frattempo Schmidt prosegue nella consueta produzione di album millegusti: nel 2000 per la Mille Plateaux esce My Life With Jesus firmato Geeez ‘N’ Gosh, poco centrata deviazione glitch nel mondo del gospel (nel 2002 la seconda prova Nobody Knows conferma le perplessità – di migliore resa le più astratte tracce inserite nelle compilation Clicks & Cuts 2 e 3); per la Rather Interesting vengono pubblicati XXX by Atom™ – la prima volta in cui viene messo il trademark ad Atom – featuring il rapper cileno Tea Time per uno strambo ma divertente latino-hip-hop muy caliente, l’über-glitch Stoffwechsel by Bund Deutscher Programmierer (Federazione dei Programmatori Tedeschi!), e Descargas by Los Sampler’s, primo in ordine di tempo (gennaio 2000) e interessante termine di paragone per misurare la grandezza de El Baile Alemán, vero e proprio capolavoro post-postmoderno di fine/inizio millennio. Se entrambi gli album condividono lo stesso mondo latinoamericano di riferimento e lo stesso esteriore mascheramento dietro band fittizie, la differenza tra il cerebrale accostamento di campioni di Descargas (peraltro ottimo) e l’immediatezza della fruizione de El Baile…, godibile persino al livello zero di chi non conosce i riferimenti al corpus di uno dei capisaldi della storia musicale tedesca/europea/mondiale, fa pendere inesorabilmente la bilancia verso quest’ultimo.

Il gioco di sezionare e ricostruire in territorio radicalmente “altro” le canzoni dei Kraftwerk, svelandone gli aspetti più naturalmente pop spellandole dell’elettronica proprio attraverso l’elettronica, risulta semplice solo a cose fatte.

La partenza è folgorante: l’introduzione in stentatissimo inglese, Showroom Dummies resa in diligente cha-cha-cha, la cumbia di Trans Europe Express… Percorso da un innegabile umorismo, ma senza mai sconfinare nella parodia o nella stucchevolezza (dove alla lunga i vari – pur apprezzabili – Dread Zeppelin, Easy Star All-Stars, Nouvelle Vague, e ancora più Richard Cheese & Lounge Against the Machine rischiano maggiormente di cadere), l’album è piacevolissimo e sorprendentemente divertente fino alla fine, e tutte le versioni dei classici proposti (ci sono anche The Robots, Neon Lights, Homecomputer, Tour De France, The Man Machine, Music Non Stop) funzionano in pieno, con il vertice rappresentato dai giochi mimetici di Autobahn (prima cumbia poi merengue!), con il camioncino che non parte, le stazioni radio sudamericane e i clacson in effetto larsen suonati con preset di trombe e marimbas. Showroom Dummies compare nella colonna sonora di Y Tu Mamá También, film svoltacarriera del messicano Alfonso Cuaròn che esce nel 2001 e dà ulteriore risalto al progetto del Signor Noce di Cocco che nel frattempo viene portato in tour in versione orchestrina con crescente successo.

Nel 2003 con il terzo album di Señor Coconut, Fiesta Songs, Schmidt cerca di ripetere i risultati del precedente, coinvolgendo una formazione di musicisti danesi e il venezuelano Argenis Brito (già ne El Baile Alemàn) alla voce, ma pesa la mancanza sia di coesione che di effetto sorpresa. Il gioco del culture clash regge finché vengono affrontate canzoni “sacre” come Smoke On The Water o Riders on The Storm, ma perde mordente con le cover susseguenti (Smooth Operator di Sade, Oxygène pt. 2 di Jean-Michel Jarre, Beat It di Michael Jackson, Blue Eyes di Elton John). Completano il lotto una versione più commestibile di El Rey De Las Galletas da Descargas, l’inedito Las Maracas De Machín e la-traccia-con-il-nome-che-è-tutto-un-programma Electrolatino, singolo che nell’ottobre del 2002 aveva preannunciato l’album (con tanto di remix di oltre 15 minuti di Ricardo Villalobos). Nel 2005 Señor Coconut presenta e compila, per la label francofortese Essay Recordings, Coconut FM, una raccolta di canzoni raggaeton e funk carioca di (veri? falsi?) artisti latini contemporanei, tra le quali fa capolino una live version di Mueve La Cintura firmata da un certo Don Atom featuring Tea Time (il rapper di XXX), e il cortocircuito tra registri alti e bassi aumenta di intensità.

Dopo i Kraftwerk, la Yellow Magic Orchestra: uscito nel maggio del 2006 per Essay Recordings, Yellow Fever! maneggia il materiale della band giapponese di Haruomi Hosono (già citato per i due album HAT), Yukihiro Takahashi e Ryuichi Sakamoto, pionieri del synth pop e, con le loro esplorazioni tra elettronica ed exotica, fonte di ispirazione per Uwe Schmidt come per migliaia di altri artisti.  Rispetto alla gioiosa iconoclastia e al rigore programmatico de El Baile Alemàn, qui la maggiore affinità di base tra le esplorazioni pionieristiche tra elettronica ed exotica della YMO e le capacità ricombinatorie di Atom hanno l’effetto di rendere ancora più naturale il mèlange, composto non da sole cover (dieci) ma anche da brani originali. La produzione è lussureggiante (e tecnicamente complicatissima), con la partecipazione non solo dei tre festeggiati (singolarmente: Sakamoto al Fender Rhodes per Yellow Magic (Tong Poo), Takahashi per Limbo, Hosono in The Madmen), non solo del fido Argenis Brito e dei danesi componenti l’Orchestra di Coconut, ma anche dei Mouse On Mars (Simoon), di Marina dei Nouvelle Vague (Mambo Numerique) e di altri amici (Burnt Friedmann, Towa Tei, Jorge GonzálezDandy Jack tra gli altri) per i frequenti interludi. Del singolo Behind The Mask sono stati pubblicati ben due 12” di remix, tra cui l’ormai tradizionale remix di quindici minuti di Villalobos.

Confrontando Yellow Fever! con Around The World With Señor Coconut And His Orchestra, uscito due anni dopo per la belga Play It Again Sam, emerge prepotentemente l’importanza di avere un progetto unitario forte, un’idea fondante al di là e al di sopra delle singole cover in stile latino. Non basta il concetto del giro del mondo attraverso le canzoni (ognuna proveniente da un Paese differente) utilizzando il brano dei Daft Punk come collante: la raccolta è troppo disparata per essere completamente efficace, e le versioni coconutiane si dimostrano spesso troppo rispettose degli originali (esempio lampante: la princiana Kiss), spesso scelti proprio per la loro affinità ritmica (vedi Sweet Dreams degli Eurythmics, Da Da Da dei Trio – qui ri-cantata dallo stesso Stephan Remmler o la seminale Pinball Chacha degli Yello, altri maestri di riferimento), con episodi peraltro divertenti (il falso nel falso nel falso de La Vida Es Llena De Cables, revisione dell’originale atomiano presente in Descargas della fake-band Los Sampler’s, con parte centrale in stile acitón, ibrido tra reggaeton e acid inventato da Schmidt e Vicente “Original Hamsters” Sanfuentes, ovvero il duo Surtek Collective) e piacevolmente riusciti (la quadratura del cerchio di Moscow Discow, andata e ritorno in mambo dai Telex ai Kraftwerk). Il capitolo Señor Coconut (che oltre a cinque album e una manciata di EP ha dato vita ad un buon numero di remix – vanno citati almeno la versione “Rumbamambochacha” di Radio #1 degli AIR, il chachacha remix di Besame Mucho per la tribute compilation di Cesaria Evora del 2003, Little Bit Of Feel Good di Jamie Lidell, e il remix di Genius Of Love del 2001, che di latino non ha nulla, e tutto di kraftwerkiano) si chiude – per il momento – con il tour live celebrativo del 2010.

Non solo cocco: 2001-2008

Torniamo indietro. Non di solo Coconut vive Schmidt. Nel periodo 2001-2004, oltre ai lavori firmati Geeez ‘N’ Gosh, il terzo album dei Flanger (Outer Space/Inner Space), i quattro inediti che chiudono Real Intelligence IV e una manciata di tracce a nome Atom Heart/Atom™ sparse tra varie compilation (molte verranno riunite nella raccolta The Solicited Tracks del 2010, ma tra queste non è compresa la folgorante White Car, realizzata per la colonna sonora di Appleseed, film di animazione giapponese del 2004), Uwe pubblica cinque album assolutamente Rather Interesting: 14 Footballers in Milkchocolate by Midisport (dove è la musica brasiliana ad essere sottoposta al tipico procedimento atomiano di spezzettamento e riassemblaggio – con risultati alterni, ma con almeno una traccia super-riuscita – Desafinado (Copacabana) – e una traccia super-nerd: Shepard (Bossa) – che gioca con l’omonima illusione sonora); il bellissimo [k] by The Disk Orchestra (record di complessità ed eterogeneità: 99 tracce, con i titoli delle prime 14 che rappresentano i credits della release, per 51 minuti e mezzo di torrenziale, ininterrotto genio onnivoro; curiosità nella curiosità: la n. 66 è intitolata Q33 NY (In Wingdings), citazione di una delle bufale relative all’11 settembre – l’album è uscito nell’ottobre 2001); Plays Just Notes, il secondo album glitch-jazz firmato The Roger Tubesound Ensemble (definito nelle – ovviamente false – note di copertina “l’anello mancante tra Atom Heart e Sun Ra”, contenente la supercomplessa Music (For The Library Of God), tra microsampling e musique concrète); HD Endless by The Stereonerds (un caso di “tripla schizofrenia”: l’album è composto immaginando di essere un duo synth-pop australiano (!) che vuole fare musica come quella dei Kraftwerk; il risultato, una collezione di tracce techno-electro-funk sulla direttrice che da Düsseldorf va a Detroit e ritorno, va al di là dell’esercizio mimetico e diventa presupposto per successivi ulteriori affinamenti. Il disco contiene rifacimenti di tracce già pubblicate nel periodo ’98-’00 – Harddisk Rock e la title track – e Präzision, che verrà spesso riproposta nei live show audio-video); e Standards by Lisa Carbon (sintesi finale di ritmi latini, library music anni settanta e strizzate d’occhio kitsch, il tutto a mo’ di sorridente tappezzeria per gli assoli al moog dello storico alter ego femminile di Atom, con tanto di disturbante/staniante/affascinante cover easy listening di Space Oddity di Bowie).

Nel periodo 2005-2006 (oltre a Yellow Fever! e Spirituals dei Flanger) si contano “solo” due release per Rather Interesting: CYMK produit par Atom™ e Los Negritos – Speed-Merengue Mega Mix 2005. La prima è forse il più folle parto della mente di Schmidt: assurdo continuous album exotico/cynematiko/concrèto che comincia con il suono di accensione del Mac e collega surrealisticamente, attraverso interludi disparati – finte interviste a cui collaborano la moglie Cecilia Aguayo e l’amico Vicente “Original Hamster” Sanfuente, film porno e field recordings vari – improbabili versioni alle marimbas (suonate da Carsten Skov dell’Orchestra di Señor Coconut) di canzoni anni ’80 (Boys, Boys, Boys, Touch Me, Do You Really Want To Hurt Me, Tarzan Boy e Maniac) e astratti morceaux elettronici (tra cui un altro studio sullo Shepard loop). La seconda (l’ultima nel catalogo della sublabel a non essere firmata Atom™), presentato come un progetto solista di Miguel Painem, uno dei finti componenti del finto combo Los Sampler’s (ma un altro sticker sulla cover dice “Produced by the brain behind Señor Coconut“), applica la Cura Atomìco al merengue, facendo girare il tutto a velocità così vorticosa da rasentare la noia: per stomaci forti. Un, dos, chupa, chupa! Da segnalare ancora, a nome Atom™, il minialbum iMix (2005) e l’EP Atom™ Re-Invents The Wheel (2006), che registra il ritorno di interesse verso il dancefloor techno (esemplarmente testimoniato dalla traccia From Swallows Function), ma senza lasciare per strada l’ironia (vedi le metatracce sul tema del deejaying: iMix, Sorry I’m not the DJ, Baby! e, in particolare, la spassosa Insulting The DJ) e il gusto per la cover “altra” (Hello, wie geht es dier?, definitiva versione tedesca di Oye como va). Su questa falsariga si trova pure la pseudocompilation Atom™ presents Acid Evolution 1988-2003, pubblicata nel 2005 dalla francese Logistic Records, con sedici tracce di acid house old skool in finto ordine cronologico attibuite a sedici diversi nomi (uno è Atom Heart, gli altri quindici sono ovviamente fake) e gli estratti, pubblicati sempre da Logistic Records tra il 2006 e il 2007, di alcuni show live di Atom™ & Pink Elln. Nel 2007 viene pubblicato, dalla giapponese Third Ear, The Birth Of Aciton: Acid Meets Reggaeton, a nome Surtek Collective, già citata collaborazione tra Schmidt e e Vicente Sanfuentes, risposta dance tedesco/cilena ai messicani Nortec Collective, attiva a livello live dal 2005 (e che ritroveremo nel 2012 con due EP acid house per la label di Boys Noize, tra cui l’omaggio alle origini detroitiane Shari/Vari).  Sempre del 2007 è Son Of A Glitch, l’album Rather Interesting n. 64, firmato Atom™, ulteriore centrifuga di stili, nervoso flusso ininterrotto di funk, rap (by Original Hamster), microhouse e sample impazziti.

2009-2013

E saltiamo al 2009 (il 2008 vede solo la pubblicazione di Around The World: i ritmi produttivi si sono nel frattempo sensibilmente ridotti, anche a causa dell’intensificarsi degli show in giro per il mondo, concentrando tutte le release sotto l’alias principale Atom™). Comincia una nuova fase, dove la maturità artistica del Nostro emerge con maggiore consapevolezza. Schmidt entra nel rooster Raster-Noton, label bandiera del glitch più rigoroso e astratto: l’etichetta di Alva Noto e Byetone è la casa ideale per Liedgut, album di durata limitata (35 minuti) ma di grande intensità. Pubblicato a gennaio, il lavoro rappresenta un ideale ritorno alla madrepatria, non da figliol prodigo ma da esploratore: attraverso un punto di vista “alieno”, utilizzando la fisicità del suono e le possibilità espressive dell’elettroacustica, Schmidt affronta direttamente aspetti legati al linguaggio e al rapporto tra passato e contemporaneità, confrontandosi con quella tradizione romantica austro-germanica che già i Kraftwerk avevano preso come riferimento.

Tra valzer e radio-attività, vocoder e incidenti ritmici (il suono dell’interferenza sonora tra cellulare e computer viene utilizzato come ritmo quasi funk), Liedgut è un viaggio attraverso le frequenze che comincia e finisce in rumore bianco, con una postfazione dove è proprio Florian Schneider che suggella la validità del progetto recitando, ovviamente kraftwerkianamente, una filastrocca infantile.

Winterreise, il secondo album di Atom per Raster-Noton, uscito tre anni dopo nell’aprile del 2012, si collega al primo non solo per l’elegante grafica rètro, ma anche e soprattutto per l’afflato romantico che accomuna le release, ancora più evidenziato dai riferimenti sottopelle a Schubert. Soundtrack per una serie di fotografie realizzate dallo stesso Schmidt, quattro delle quali sono contenute nel packaging, originariamente distribuito (maggio 2011, in occasione della prima mostra delle fotografie a Tokyo) in tiratura limitata di 500 Playbutton (memory stick a forma di spilla), Winterreise è in prima battuta un album di textures ambient, ma dipinte utilizzando lo stesso set di pennelli sonici di Liedgut: meno kraftwerkiano solo per chi non considera la prima parte, pre-Autobahn, della carriera di Ralf e Florian.

Nel periodo 2009-2011 vedono la luce anche gli ultimi quattro album Rather Interesting: Muster (settembre 2009) è un’ulteriore dimostrazione della padronanza espressiva di Schmidt nel maneggiare materiale astratto, cucito a patchwork in un’unica traccia di cinquanta minuti; Music Is Better Than Pussy (febbraio 2010) rappresenta l’altro lato del Pianeta Atom, quello più ritmico e pulsante, meno frequente nel catalogo della sua sublabel: materiale tra techno e funk (Suck My Groove) imbastito sul clic in 4/4 (Clicktrack), dedicato al dancefloor (Tanzfläche), ma impepato da lyrics ironicamente polemiche sullo stato dell’arte della cosiddetta Electronic Dance Music (Your Ambition); 1i3835tra3um3 (Original Soundtrack) (aprile 2010) è l’album più lirico dell’intero corpus atomiano, con sorprendenti, sakamotiane linee melodiche che affiorano durante tutto il lavoro, flusso ininterrotto di senzazioni cinematiche. Nel titolo si decritta il diretto riferimento ai Sogni D’Amore di Liszt (Liebesträume), ma le rèveries di questa colonna sonora per un film interiore toccano pure il jazz anni Trenta (Daddy’s Song) e le sequenze ipnotiche di Edgar Froese (Traumsequenz); Atom™ Programmiert Den Scheiß Aus Sich Raus (Eine Populärwissenschaftliche Stückesammlung) (ottobre 2011), traducibile più o meno con “Atom™ programma di brutto (una raccolta di tracce scientifico-popolari)”, chiude e riassume involontariamente il coté più cerebrale e autechriano espresso lungo le 35 release soliste dell’etichetta (le sorridenti tracce Akkord e Eclectique sono le eccezioni che confermano le non-regole; The Bowman Suite verrà riproposta anche in Winterreise). Sul fronte collaborazioni vanno ricordate: nel 2009 Phase In/Phase Out, ottimo 12” di “abstract rhythmic expressionism”, lavoro in studio della coppia Uwe Schmidt/Tobias Freund, e pubblicato a nome Odd Machine, e l’EP Interstellar Overdrive, psichedelico tributo a Syd Barrett per il quale Atom™ torna a lavorare con Gary Danner e Elisa Rose, ovvero gli Station Rose; nel 2010 Alien Symphony (la versione online, rivista e asciugata, è intitolata Meteor Shower) by Atom™ & Masaki Sakamoto (pianista e neurologo con il quale Shmidt aveva già collaborato qualche anno prima per l’album Endtones), intrigante lavoro tra j-pop e future swing contenente il gioiellino Bonjour Mademoiselle Humanoïde cantato da Miharu Koshi; e nel 2011 la (troppo?) rispettosa cover di Aguas de Março fatta con Toshiyuki Yasuda (featuring Fernanda Takai e Moreno Veloso), che appare nella charity compilation Red Hot + Rio 2. Nel 2012 la finlandese Sähkö Recordings, label di Mika Vainio, recupera e pubblica in doppio CD (col titolo Cold Memories) quasi due ore di ambient music firmata Atom Heart e datata 1994, frutto della partecipazione ad un progetto al Museum of Modern Art di Helsinki; sempre del 2012, oltre ai già ricordati EP Surtek Collective, si segnala Grand Blue by Atom™ & Tobias, bizzarro (e assolutamente non-techno) live recording improvvisato, dove i suoni di sottofondo diventano inattesi protagonisti.

Marzo 2013: terzo album Raster-Noton, sintesi-capolavoro. HD chiude un cerchio aperto nel 2005, quando aveva cominciato a prendere forma un album temporaneamente chiamato Hard Disc Rock, autoriferimento alla traccia già fatta circolare nel millennio scorso, e che prendeva linfa da HD Endless, il disco del 2003 firmato The Stereonerds. “Un manifesto di sintesi, per forza di cose fruibile, compatto e ricco di tutto ciò che il pop al technicolor ha saputo dare alla musica tutta” (E. Bridda): pop/rock (Pop Hd, My Generation – dove i balbettii di Roger Daltrey diventano, naturalmente, singulti glitch), e sua ironica critica interna (Empty, Stop (Imperialist Pop)), funk (I Love You (Like I Love My Drum Machine), blues (The Sound Of Decay), techno (Riding The Void), e ovviamente tanta, precisa, emozionante, elettronica kraftwerkiana, malgrado le rimostranze dello stesso Schmidt.

“Non direi che nella realizzazione di HD i Kraftwerk siano stati per me un riferimento conscio. I Kraftwerk sono più parte della mia “tradizione”, del mio DNA musicale. Con HD volevo tornare ad una sorta di purezza negli arrangiamenti, nelle strutture armoniche, nelle melodie, nelle lyrics. Tutto gira intorno al concetto di riduzione: comporre una canzone e poi ridurla ai basics. Che in un certo senso è un’idea kraftwerkiana, ma che volevo portare oltre”.

Ricerca di semplicità, immediatezza, purezza, con tanti amici chiamati a dare una mano: tra gli altri Vicente Sanfuentes, Marc Behrens, Jamie Lidell, Jorge Gonzales, Alva Noto. HD è una definitiva ode alle macchine, all’elettricità, alla fisica del suono (Ich Bin Meine Maschine, The Sound Of Decay, Strom), dedicata alla memoria di Peter Kuhlmann, mancato proprio durante la lavorazione del disco. I due EP successivi (Ich bin meine maschine remixed – gennaio 2014, con revisioni di Boys Noize, Function e Schmidt stesso, a nome Linear – e Riding The Void – luglio 2015, con un remix di Scuba, uno dell’emergente Hanno Leichtmann e due di Atom™) allungano il ciclo di vita di un prodotto che merita ascolti su ascolti. E la versione live è, se possibile, ancora meglio.

Il 2013 atomiano ha ancora in serbo la maestosa dilatazione wagneriana di Tristan Chord Studie , i due 12” contenenti i Radetzky Loops, decostruzioni del valzer di Strauss utilizzate per un’installazione artistica, e l’EP di minimal techno Physik 1 (Ostgut Ton), ancora in coppia con Tobias. Il 2014 si apre con la pubblicazione di Bauteile, bellissimo astratto lavoro presentato dal duo Atom& Marc Behrens “frutto di 26 anni di condivisioni, appunti, frammenti”, originariamente trasmesso dalla radio di stato tedesca in versioni ridotte nell’ottobre 2012 e nel novembre 2013. Dalla nostra recensione: “navigazione a briciole di suoni: un flusso narrativo di puri significanti senza significato, affastellando registri ipercolti e popolari senza intenti enciclopedici”.

2014 e oltre: No.

Nel maggio del 2014 cominciano ad uscire le release della nuova etichetta destinata a raccogliere il testimone e portare avanti le ricerche della label FAX e della sublabel Rather Interesting, interrotte dopo l’improvvisa morte di Pete Namlook: No., con base a Berlino e curata da Uwe Schmidt insieme a Material Object, aka Andre Ruello, già collaboratore di Namlook sia musicalmente che a livello di graphic design, non si limita a pubblicare lavori dei due fondatori ma apre il catalogo anche ad altri artisti (tra i quali il polacco Jacek Sienkiewicz, l’ex Severed Heads Garry Bradbury e NSI., il progetto di Tobias Freund e Max Loderbauer). Le prime pubblicazioni No. sono firmate dal duo Atom™ e Material Object come No. Inc.: un album e due EP di enfatica ambient music intitolati Early Reflections. Nel 2014 escono anche il 12” di deep techno Omega Point, firmato dall’”anonimo” Sagittarius A (ovviamente Schmidt, che dopo anni torna a pubblicare con un alias diverso da Atom™) e due registrazioni di eventi live: Alpha Txt Live At Labyrinth 2012, registrazione del set ambient, site specific, con il quale Atom™ aveva aperto il festival giapponese, e Zero Time Collapsing, set improvvisato di Schmidt in duo con Jacek Sienkiewicz in occasione di un evento tenutosi al Museum of Modern Art di Varsavia. Nel 2015 Uwe pubblica per No. il minialbum When Pressure Goes Pleasure a nome DJ335 (presentato come alias di una certa Susanne Archer, “non una totale sconosciuta nella scena noise britannica”) dove viene approcciato, in maniera scolastica e telefonata ma non senza mordente, l’ambito dell’industrial techno, e come Atom™ l’album ambient Texturen I, ottimo esempio di drone minimalista (a cui nel maggio del 2016 fa seguire un secondo capitolo, altrettanto notevole). Nel febbraio 2016 esce il secondo album No. Inc., “appropriatamente pubblicato con il numero di catalogo 911”: [email protected] è di fatto il primo tentativo di unire l’ambient music con il gangster rap (!!!), per creare un sottofondo a “lisergiche avventure nella giungla d’asfalto”, ma dove si apprezza più la follia dell’idea che il risultato finale. I due compleanni finora festeggiati dalla No. hanno costituito l’occasione per la pubblicazione di due compilation in continuous mix di tracce tratte dal catalogo.

Fuori da No. e da Raster-Noton da segnalare ancora per il periodo 2014-2016, oltre ai lavori Flanger, una serie di release che dimostrano ulteriormente la padronanza di Schmidt nel maneggiare strumenti spacca-dancefloor: il 12” super acid Ground Loop per The Bunker New York, il dub hop di Key My Brain, brano firmato Mouse On Mars & Atom™ (2014), la traccia Openn, realizzata in duo con Boys Noize e i due interventi inseriti nel box set celebrativo Ostgut Ton | Zehn, Stromlinien come solista e Physik E7532 in duo con Tobias (della coppia di amici la Atom™ Audio Archive ha pubblicato l’Extended Live Set – CINQUE ORE! – registrato al Panorama Bar di Berlino nel dicembre del 2014).

Nel 2017 escono due EP: Future Nights, ulteriore contributo di Atom alla serie di 12″ dance oriented di The Bunker di New York (29 settembre) e Walzerzyklus, firmato insieme alla cantante russa Lisokot, che chiude (dopo Liedgut e Winterreise) la “trilogia romantica” pubblicata da Raster Noton (8 dicembre). Nel mese di maggio un’originale composizione abstract/ambient/field/elettronica di Atom™ (Öffentlicher Traum) è stata utilizzata come ambientazione sonora dello Saasfee Pavillion a Francoforte (il CD con il pezzo, continuum di 36 minuti, è disponibile via posta fino ad esaurimento – contattare [email protected]).

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