Recensioni

All’esordio sulla lunga distanza dopo le tre tracce del fulminante ep dello scorso anno, DJ Python (vero nome all’anagrafe: Brian Piñeyro) si dimostra figura centrale in quel movimento di artisti, eclettico, variegato e dai confini indefiniti, che sta rivitalizzando la musica dance con elementi etnici: dal 2015 africano dei vari Clap! Clap! (che s’inserisce qui accidentalmente per una mera questione cronologica, ma il cui percorso è esclusivamente singolare ed eccezionalmente curato), Nozinja, Felix Laband e DJ Khalab lo sguardo dei producer più orientati alle ritmiche world si è spostato negli ultimi due anni verso l’America Latina, come dimostrano gli ultimi dischi di Nicolas Jaar e Populous (che, nonostante le svolte un po’ furbette, riesce comunque a spargere qualità ovunque, come dimostra il brano prodotto per M¥SS KETA) o il meritato successo riscontrato dai peruviani Dengue Dengue Dengue con l’ottimo, misterico e suadente secondo album Siete Raices.
Come accade per il dominicano Kelman Duran (che ha recentemente debuttato per l’emiliana Hundebiss Records), lo sguardo di DJ Python si posa maggiormente sul reggaeton e meno sulla chiacchierata cumbia: il newyorchese evita però le cadute nel trash del collega residente a Los Angeles, affidandosi sì alle condivise atmosfere eteree, ma anche e soprattutto ad un gusto per la melodia raffinato e a prepotenti synth post-trance.
Gli otto brani di Dulce Compañia spaziano così tra l’ambient percussiva e marittima dell’iniziale Las Palmas, la nostalgia soulful di Yo Ra (Do), il sound granulare di q.e.p.d. e le due versioni di Todo Era Azul, la prima tra deep-house e rilassamenti chill stile Orb e la seconda virata dub accelerazionista: abbastanza materiale per considerare questo primo lavoro ufficiale (in uscita per la Incienso di Anthony Naples) un vero gioiellino per gli amanti dell’elettronica più eterogenea e propositiva, capaci di scovare tra le tracce i più inaspettati riferimenti (balearic-sound, Chicago, hd-music…).
Amazon
