• Set
    14
    2018

Album

Boys Noize Records

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Musica techno e fantascienza sono espressioni artistiche che vantano, come poche altre, una continua frequentazione ed una ragguardevole e reciproca influenza: se l’incredibile mitologia sviluppata dai Drexciya è sicuramente l’esempio più lampante, complesso ed originale, sono innumerevoli le testimonianze di incontri tra il suono sviluppato originariamente a Detroit e le più varie ambientazioni e atmosfere sci-fi, dalla passione per il cosmo infinito (che accomuna un pioniere come Juan Atkins a progetti più recenti come Morphology o Convextion) fino ad arrivare a generiche dichiarazioni d’intenti sonici e omaggi a verissimi capisaldi dell’immaginario fantascientifico (come il disco dello scorso anno che il francese Francois X ha dedicato al capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner).

E arriva proprio da oltralpe una nuova interessantissima testimonianza di questo frequente (e spesso felice) connubio: R.U.R., il disco d’esordio del producer Djedjotronic, s’ispira a intelligenza artificiale e robotica, alla prevalenza della tecnologia sull’umanità, e ci offre una dimensione nuova dell’arte del suo autore. Il francese (ma residente a Berlino), nonostante sia alla prima prova sulla lunga distanza, non è esattamente un novellino: attivo sin dal 2007, già nel 2009 si fa notare dal più celebre Boys Noize che lo recluta per la sua etichetta, per la quale esce anche questo debutto, che sposta temporaneamente l’obiettivo dal dancefloor. È infatti solo il singolo Take Me Down (con la grande interpretazione vocale di Douglas McCarthy degli storici Nitzer Ebb) ad alzare i ritmi con la sua EDM virata industrial, mentre il resto del disco muove su territori più calmi e adatti ad un ascolto anche casalingo: se la breve e iniziale Dr. Rossum esagera con l’ambient, H+ è puro Detroit-sound, con la successiva Cops che invece vira verso Berlino; la cover del classico synth-pop futurista Are Friends Electric? ribadisce la fascinazione fantascientifica e Chasing the Lights pare un omaggio ai Dopplerffekt (di cui d’altronde fa parte anche Gerald Donald, già nei Drexciya).

A confermare poi la necessità dell’ascolto in cuffia arriva una Not A Toy che, dietro l’apparente ritmica in quattro, nasconde suoni che sembrano usciti da R Plus Seven: una delle tante sorprese di un disco solido e capace di rendere pienamente le atmosfere del proprio concept.

14 Settembre 2018
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