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L’interesse per il mix fra voce ed elettronica Donato Dozzy l’aveva manifestato già in molte occasioni, l’ultima delle quali è stata il mix per la webzine Lullabies for Insomniacs, che conteneva pezzi dell’avanguardia elettronica italiana anni ’70 (Area, GINC, Rocchi, Battiato, etc.). Nell’intervista che accompagnava quel mix, il DJ romano dichiarava che il 2015 sarebbe stato un anno votato alla sperimentazione con strumenti acustici. E proprio da qui sembra partire questo disco, sia dalle suggestioni ereditate da Demetrio Stratos, che da un legame con l’ambient mai disconosciuto, tradotto in pad sognanti che ricordano spesso i Cocteau Twins.
Questo lavoro è il primo “studio”- nel senso classico del termine – per Dozzy, la prima di una serie di prove che si spera metteranno a confronto i synth con la voce, strumento acustico principe. Con la cantante Anna Caragnano, suggerita a Dozzy nel 2014 dall’amico Paolo Micioni, il disco suona alieno dal dancefloor (è in classifica Chill Out su Beatport) e si inserisce in un filone sperimentale che non indaga tanto la costruzione di suoni, bensì la costruzione di atmosfere e l’arrangiamento di layers e droni.
Il risultato ricorda le visioni iterative del Giovanni Lindo Ferretti di CO.DEX (Parola), i tunnel degli Orb (Introduzione), e in Festa riporta a galla le origini tarantine della Caragnano. Se si limitasse a questo, la prova non risulterebbe intrigante, ma è con Starcloud, Luci, Parallelo e Love Without Sounds che Dozzy centra il bersaglio. In questi pezzi riesce infatti a costruire mondi meditativi senza risultare ripetitivo, utilizzando le migliori sfaccettature della voce della performer: delicatezza, chiarezza nei registri acuti, inventiva e una punta di mistico che non guasta.
Donato non è Luciano Berio, e Anna non è Cathy Berberian, ma c’è ancora tempo per costruire qualcosa di esplosivo. Il primo passo è stato fatto, ora si tratta solo di migliorare, magari azzardando qualcosa in più sulla sintesi dei suoni o in fase di produzione.
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