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Londra sta tornando ad essere il polo musicale vibrante e contemporaneo dei bei tempi. Qualche mese fa avevamo già messo una lente di ingrandimento sulla mappa, parlandovi della nuova scena post-punk londinese ruotante attorno alle attività della Speedy Wunderground del producer Dan Carey. Da allora l’attenzione si è ulteriormente intensificata grazie a una serie di uscite che non hanno fatto altro che ribadire la posizione centrale di questo movimento all’interno dell’attuale panorama rock. Parliamo sia dell’EP Town Centre degli Squid, sia degli ultimi singoli di Lazarus Kane (Narcissus) e Sinead O’Brien (Taking On Time e A Thing You Call Joy). Post-punk, impegno, spoken word, poesia, ma anche un contagioso divertimento garantito da ritmi wave misti DFA (il cowbell sta tornando, avvisati).

Non troppo dissimili dalla proposta di Sinead O’Brien (più art-friendly e maggiormente poetessa post-Patti Smith), i londinesi Dry Cleaning – pur non uscendo per SW – vanno ad inserirsi fieramente nel filone, inglobandone il lato maggiormente weirdo e “buca schermo”. Lo fanno con una decina di canzoni pubblicate in pochi mesi e distribuite all’interno di due EP: Sweet Princess (cassetta, agosto 2019) e Boundary Road Snacks and Drinks, uscito qualche giorno fa.

La formula della band – anche se può sembrare vagamente monodimensionale – riesce ad assimilare diverse influenze e a restituirle con un taglio decisamente personale che sfrutta il carisma catalizzante della leader Florence Shaw, una impassibile figura ectoplasmatica che contrasta con il (molto più) dinamico trio che la supporta. Bastano pochi minuti di musica per capire che i Dry Cleaning non sarebbero altrettanto interessanti se dietro al microfono non ci fosse Florence Shaw, e allo stesso tempo non sarebbero altrettanto coinvolgenti con una combo chitarra-basso-batteria meno affiatata (i tre avevano già suonato insieme a più riprese su altri progetti). La quadra stilistica, per quanto figlia della stagione post-punk albionica, incorpora anche elementi americani quali chitarre Paisley Underground (Dog Proposal, Boundary Road Snacks and Drinks) e chitarre twangly (Conversation, Sweet Princess).

Magic of Meghan – contenuto in Sweet Princess – è fino ad oggi il brano simbolo dell’operato dei Dry Cleaning sia a livello prettamente musicale (l’ossessivo riff di chitarra galvanizzato dalla sezione ritmica non lascia scampo) sia a livello testuale: «I fell in love with Meghan so incredibly quickly» e ancora «You’re just what England needs, you’re going to change us» con riferimento alla moglie del principe Henry. Decisamente valida anche la più atmosferica Viking Hair («She was beautiful, she’s got viking hair, she’s a tragic heroine, I’m in love…»), che mette in primo piano lo spoken word sardonico, sarcastico, stralunato della Shaw alla quale non manca senz’altro l’inventiva: il testo di Goodnight è infatti composto da commenti degli utenti di Youtube sotto ai video di Aphex Twin mentre quello di Sit Down Meal è stato in parte scritto utilizzando testi preconfezionati di alcune cartoline.

Solo il tempo potrà dirci se l’art post-punk via spoken-word che sta caratterizzando il sound di Londra in questo 2019 è soltanto un colpo di coda che chiude il decennio o se invece è qualcosa che ci porteremo dietro anche durante i 20s.

1 Novembre 2019
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