Recensioni

Sul misterioso act dvsn (da leggersi “division”, come effettivamente suggerisce il simbolone al neon piazzato in copertina) poco o nulla si sa: formato (sembra) dal cantante Daniel Daley e dal producer Nineteen85, il duo – se effettivamente di duo si tratta – ha tenuto un profilo volutamente basso, senza che siano mai circolate foto o video. Parte della scuderia OVO Sound di patron Drake, il progetto non ha mai nemmeno voluto alzare il tiro coinvolgendo altisonanti ospitate (magari proprio del rapper di Toronto); si è limitato, molto sobriamente, a pubblicare un esordio lineare e compatto che parlasse da sé. Sept. 5th ha immediatamente (e altrettanto prevedibilmente) incontrato i favori di Pitchfork, che lo ha fregiato senza indugi dell’etichetta di “best new music”.
Qui in Italia il disco se lo sono filati in pochi – facciamo nessuno – trattandosi di un’uscita che ha radici genuinamente americane al 100%: da noi questo preciso tipo di r&b fatica ancora ad attecchire definitivamente, con qualche sparuta eccezione: se per FKA Twigs si sbrodolano più o meno (ancora) tutti, ancora troppo pochi sanno chi sia Kelela (giusto per citare un nome che da noi è praticamente ignorato e dall’altra parte dell’oceano sembra invece aver fatto il definitivo “salto”). SBTRKT sembra essere già stato dimenticato da molti (visto il – peraltro giustificato – poco interesse destato dal suo ultimo SAVE YOURSELF) e The Weeknd, quando è preso in considerazione, desta ancora (o forse sempre più) troppi dubbi. Facile quindi capire come quella che sembra puntare al titolo di “next big thing” del settore, e pare inoltre avere tutte le carte in regola per farlo, da queste parti sia passata sotto quasi totale silenzio.
Il disco si cala senza filtri nel future r&b (definizione che ci ha sempre fatto orrore, ma ci siamo capiti) più canonico: a livello di testi, l’album si divide in due macro aree tematiche che si alternano abbastanza costantemente di traccia in traccia; nella prima protagonista assoluta è la sessualità nuda e cruda, trattata senza tabù e concepita come esperienza eminentemente fisica, viatico però per una transumanazione dei sensi terapeutica e lenitiva dello spirito: facile rimanere incantati davanti a vertici di lirismo come «Fuck with me girl, Fuck with me girl, Fuck me girl, Oh, come fuck with me now» (ispiratissimo ritornello dell’iniziale With Me) o a titoli sottilmente ed elegantemente allusivi come In + Out (proprio così). La seconda area spazia invece sui patemi sentimentali dell’io narrante, che in amore sembra essere ancora più sfigato di Adele. Tra relazioni andate troppo oltre per essere abbandonate (Too Deep), visioni dell’amata perduta (Hallucinations) e accorate discussioni tra teneri amanti in merito alla propria – dubbia – fedeltà reciproca (The Line), non ci facciamo mancare proprio nulla. Parlando esclusivamente di testi quindi, il salto dalla sedia non è arrivato.
Dalla sua il disco ha invece una freschezza melodica e una qualità nella produzione che lo fanno suonare incredibilmente bene. I gentili e soffusi vocalizzi di Daley coprono una gamma ampissima e le basi sono decisamente uno dei punti forti: tra tappeti di rullanti e morbidi bassi riescono ad arricchirsi di aggiunte sempre nuove (ora fantasmi chitarristici trasfigurati, ora ariosi archi e synth vaporosi), mantenendosi ritmate e compassate senza mai premere sull’acceleratore. L’hip hop è un riferimento sempre presente (vedi la coda di With Me) ma costantemente rimaneggiato e nascosto dietro l’impalcatura dei pezzi, mentre è completamente assente ogni accenno di rap: la voce è trattata con un’attitudine radicalmente roots, arricchita di echi e cori femminili di impronta gospel (Too Deep), più sulla scia di Robert Kelly che di The Weeknd.
Se la cura nelle basi iperprodotte e un raffinatissimo gusto melodico sono innegabili, altrettanto chiaro è che non stiamo parlando del capolavoro pubblicizzato oltreoceano. Rimane, questo sì, una solidissima – e godibilissima – uscita in campo r&b che piacerà sicuramente ai cultori del genere e che potrebbe facilmente garbare anche agli ascoltatori occasionali.
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