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Dopo averci parlato di lei (Me, 2015) e dell’essere donna (Us, 2018), questa volta Lorely Rodriguez si presenta come Imperatrice non solo col suo stage name, ma addirittura nel titolo del nuovo album, I’m Your Empress Of. Prodotto dalla stessa Lorely e da BJ Burton (Bon Iver, Miley Cyrus, Banks), il disco suona come una crasi poppeggiante tra r’n’b e house, una Kate Bush latina più attenta al dancefloor che alle melodie.

Il titolo tronco (così come lo pseudonimo) rende la carica di “imperatrice” una sorta di variabile, e così la Rodriguez nel corso del disco può assumere diverse facce, diventare una diversa Empress Of a seconda delle necessità. Nel corso del disco vediamo un lato più amorevole e disteso dell’artista (I’m Your Empress Of, Should’ve) alternarsi a uno più aggressivo (Void, Maybe This Time), tanto nei ritmi quanto nei testi dei brani, scritti tutti dalla stessa Rodriguez. Un plauso va fatto alla scalettatura del disco, che scorre senza mai risultare pesante, alternando sapientemente tracce più ritmate a pezzi più introspettivi riuscendo nel compito tutt’altro che scontato di non annoiare l’ascoltatore.

La vera domanda da porsi, tuttavia, è se Lorely sia effettivamente riuscita a rispettare le aspettative che nascono quando ci si autoproclama Empress Of. In un certo senso, la risposta è affermativa: I’m Your Empress Of è un disco piacevole e divertente, un testamento magari meno intimo dei precedenti ma capacissimo di intrattenere; Empress Of non si pone come artista pop mainstream à la Katy Perry o Lady Gaga, ma si avvicina più a un suono ruvido e personale che la mette in parallelo a Dua Lipa (U Give It Up, Give Me Another Chance) e, ancora di più, a Banks (Bit Of Rain, Hold Me Like Water). E qui c’è da dire che il lato più Banks dell’artista funziona molto meglio sotto ogni aspetto, forse anche grazie all’esperienza del già citato Burton con prodotti di questo genere. Quando il disco sembra proporci dei tormentoni pop in salsa dance la Rodriguez suona più piatta e meno ispirata, riconoscibile e ben lavorata ma assai meno interessante della sua controparte intimista.

I’m Your Empress Of è un disco che alla fine funziona, senza eccellere né fallire in nessun campo particolare. La sensazione di trovarci davanti a una sorta di curriculum sonoro dell’artista è forte, e l’impressione che il lavoro sia studiato a tavolino per lanciare una carriera più mainstream è fugata solo dall’effettiva validità dei pezzi più personali dell’artista. Imperatrice promossa, quindi, ma sotto osservazione.

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