• Feb
    03
    2017

Album

Woodworm

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Quattro dischi in otto anni, l’esperienza dal vivo accumulata in centinaia di date finite con tanto sudore e le scritte “sold out” all’ingresso, una ricetta musicale che ormai non ha più misteri e suona sempre più rodata e consolidata. È difficile aspettarsi o pretendere con questi presupposti qualcosa in più oggi dai perugini Fast Animals And Slow Kids e in effetti i quattro fanno ben poco per stupirci.

I febbrili quarantotto minuti di Forse non è la felicità, aperto da un trittico di canzoni che porta subito testa e gambe ai massimi giri, si posizionano in piena “comfort zone”: ci sono le consolidate ritmiche hardcore, le sferzanti chitarre punk, i testi emocore, sempre più lontani dalle ibridazioni grunge degli inizi e sempre più vicini al filone cantautorale-generazionale. Indubbiamente tutto bello, con brani assolutamente riusciti (Annabelle), un’ottima produzione, un lavoro quadrato e d’impatto ma al tempo stesso sempre più prevedibile. Pezzi che arrivano alla pancia con una forza inaudita e un cinico disincanto – in questo episodio ancor più maturo, consapevole e riflessivo – ma i momenti in cui i Nostri provano ad uscire dal recinto sono davvero pochi e relegati per lo più alla psichedelia alt di Montana, all’intreccio di chitarre proto-shoegaze di 11 giugno o all’utilizzo del pianoforte nel crescendo incalzante di Tenera età o nell’apertura accomodante (e illusoria) di Asteroide.

La rabbia di Hybris e l’urgenza di Alaska stavolta hanno lasciato il posto a una malinconia acida e più adulta («di una giovinezza lasciata nel tronco / di una quercia stanca del manto che non toglierà») che guarda all’essenzialità dell’indie-rock italiano degli anni ’90 (Verdena, Marlene Kuntz) calando però di incisività nella seconda parte del disco. I FASK sono in ottima forma, dopo una breve pausa hanno ancor più affilato le frecce nel loro arco, e siamo sicuri che anche questo giro di concerti regalerà al loro fedelissimo pubblico soddisfazioni e gole arrossate. Rimane il desiderio di continuare a sentirli mettersi in gioco e azzardare, come «un’alpinista che non vorrà quella vetta ma il solo rischio di cadere giù».

5 Febbraio 2017
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