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Debutto sulla lunga distanza per la vocalist della Eglo Records, Fatima, nome d’arte di Fatima Bramme Sey. La svedese/senegalese – che abita dal 2006 a Londra – ha già collaborato come backing vocalist in molti dischi dell’etichetta di Alexander Nut (DJ anche su Rinse FM ) e Sam Sheperd (in arte Floating Points), e ha partecipato pure a progetti eterogenei, adattando la sua voce soul alle cupezze Hyperdub di Scratcha DVA (nel singolo Just Vybe del 2010), ai paesaggi electro-funk di Dâm-Funk (che le ha prodotto Warm Eyes, singolo contenuto nell’EP Mindtravelin del marzo 2010) e ai synth di Funkineven (con cui ha collaborato nel Phone Line EP del 2012).
Per il primo album dal minutaggio lungo, Fatima si è affidata alle abili mani dello stesso Floating Points (che le aveva già prodotto il secondo EP, Follow You, nel 2011), Flako, Theo Parrish (che ha scritto il beat e l’arrangiamento di Do Better) e di altri produttori più o meno conosciuti del giro “leftfield beatmaking” (Scoop De Ville, Knxwledge, Oh No di Stones Throw Records, Knxwledge, Computer Jay).
In generale, l’album risente dell’influenza africana della cantante, che da piccola ha passato mesi nel negozio di stoffe della madre viaggiando per Senegal e Gambia. Un po’ Sade, un po’ Erykah Badu, la proposta prende spunto anche dalle esperienze che vengono dal club (Fatima ha conosciuto i ragazzi della Eglo proprio al Plastic People) e dai beat Novanta di Ninja Tune (viene in mente, a questo proposito, il lavoro di Mr. Scruff). Un bel mix di elettronica al servizio del soul (Circle, con il featuring di Shafiq Husain dei Sa-Ra, altro gruppo di riferimento), uptempo caldissimo (Family), slow motion bluesy (La Neta, Talk) e ballad ispirate (stupenda la chiusura Gave Me My Name, che armonizza con un tocco à la David Sylvian solista).
“La casa gialla è quella di mia nonna; per me è simbolo della famiglia, dell’amore e del tempo in cui sono cresciuta in Svezia”. Un disco personale, che ci rivela una voce matura, finalmente emersa dal backing. Non stupisce, perché ancorata a strutture compositive standard, ma fa comunque il suo mestiere, grazie alla mano di produttori di tutto rispetto. Heavy rotation assicurata per gli amanti del soul e delle sonorità al confine fra jazz, beat e qualche punta di elettronica.
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