Floating Points (UK)

Biografia

Sam Shepherd con il progetto Floating Points ha raccolto il testimone della coppia di amici e colleghi formata da Four Tet e Caribou come prosecutore di un approccio elettronico immaginifico, eppure sofisticatamene dance, fatto di eleganti astrazioni eterodosse ma anche consapevole delle più fresche ed appassionate correnti UK house (lato Future Garage) di inizio anni ’10, come di certe visioni caleidoscopiche dell’hip hop di Flying Lotus, elementi chill à la St. Germain, misurate profondità dub di scuola Sound System, ricordi rave e citazioni House old school. Il tutto arricchito da una sensibilità spiccatamente jazz (frutto di studi al conservatorio) che l’ha portato negli anni a collaborare con numerose formazioni di musicisti, fino a fondare nel 2010 la Floating Points Ensemble, un gruppo di 16 elementi guidato dallo stesso producer britannico.

L’esordio assoluto a nome Floating Points arriva nel 2009 con J&W Beat, un 12” (il primo di una lunga serie) contenente due tracce di siderale ed emozionale 2-step molto debitrici verso i Darkstar degli inizi. Sempre nello stesso anno Shepherd pubblica vari EP collocabili nella già citata zona d’ombra tra le elucubrazioni abstract di Steven Ellison e il Four Tet più ballabile di There Is Love in You, caratterizzati da elevato minutaggio, pochi guizzi e tanta classe: in Love Me Like This la title track e Shangrila sono house funkettona tagliata al laser con i synth belli ciccioni del Flying Lotus di Disco Balls e spruzzatine di piano un po’ chill out e un po’ jazzato à la St. Germain; anche le tre tracce dell’ottimo Vacuum EP (pubblicato presso l’etichetta Eglo Records, che vede proprio Shepherd tra i fondatori) procedono scintillanti tra linearità house e spezzettamenti wonky, mentre il 7” For You/Radiality è invece un curioso pastiche di sperimentazioni tra funk, abstract hip hop e spunti jazz, infarcito di campionamenti e con una produzione molto più ruvida e casereccia rispetto alle uscite precedenti.

Il 2010 vede la pubblicazione di un unico 12”: People’s Potential/Shark Chase si compone di un acidissimo trip a base di basso funk, squillanti hi hat e droni lisergicamente sintetici nel primo lato, gorgheggi deep, sinistri contrappunti pianistici e i soliti alienanti hi hat nel secondo. Il 2011 si apre con la pubblicazione dell’importante Shadows EP: aperto dalla lunga (10 minuti) Myrtle Avenue, ipotetica jam controllata e consapevole tra Caribou e un St. Germain sempre sullo sfondo nella produzione del Nostro, vede in ARP3 il proprio vertice qualitativo: «una cavalcata notturna dalle tinte deep che se da un lato deve molto al Four Tet più clubbistico, dall’altro ne rappresenta pure il superamento in chiave tecnologica» (dalla nostra recensione).

Il 7” Danger/Miniature 27 costituisce un inedito colpo di scena nella produzione a nome Floating Points, con un primo lato di techno dura e senza fronzoli in un’orgia di percussioni e tribalismi e una seconda traccia di ambient soffusa e astrali synth in coda. Segue, sempre nello stesso anno, un ulteriore 12” (Faruxz/Marilyn) tra morbidi synth dal sapore orchestrale, scampanellii presi in prestito da Hebden e singhiozzanti broken beats nel primo emisfero, mentre nella seconda traccia si torna a salutare con la manina Flying Lotus saldamente poggiati sulla solita e sempre ben costruita impalcatura tra deep house e future jazz. Chiude la proficua annata il singolo Sais Dub, in cui si torna a bazzicare territori 2-step. Dopo un anno di pausa dal moniker Floating Points, Shepherd torna ad utilizzarlo nel 2013 con il singolo Wire incluso nella raccolta celebrativa di Eglo Records per i quattro anni di vita dell’etichetta: elegante cavalcata jazz infarcita da ariosi archi, vede per la prima volta il producer alla testa di un ensemble di musicisti convocati per l’occasione. Nel 2014 vede la luce l’ennesimo 12” di eleganti morbidezze deep house screziate di jazz Nuits Sonores/Nectarines, seguito dal singolo Sparkling Controversy e da un altro 12” (King Bromeliad).

Il 2015 si apre con la collaborazione con Maalem Mahmoud Guinia, artista marocchino virtuoso del sintir (strumento tradizionale africano a tre corde dal timbro simile al basso) per la traccia Mimoun Marhaba contenuta nell’album Marhaba (cui partecipa anche James Holden), nove minuti di african folk con lo strumento e la voce di Guinia protagonisti e mirati inserti elettronici di Shepherd ad arricchire il tutto. Il 6 novembre dello stesso anno viene pubblicato Elaenia, primo LP a nome Floating Points, «che cambia completamente il tiro», affermiamo in sede di recensione. «Un disco che suona immobile e cristallino quasi al di fuori dal tempo, prendendo un approccio elettronico minimalista e vagamente sinfonico e certe distensive visioni ambientali catartiche e un poco asettiche […], aggiornandole a certa organic ambient techno tanto in voga di questi tempi […]; il tutto sempre innervato da una sensibilità squisitamente jazz».

Nel 2016, a meno di 12 mesi di distanza da Elaenia, Shepherd pubblica il “breve” (due tracce da oltre 18 e 14 minuti) EP Kuiper. Se la title track – registrata con la propria touring band – rappresenta un’inedita incursione in atmosfere kraut, la successiva For Marmish Part 2 riprende le sonorità dell’omonimo episodio presente sul disco precedente.

Leggi tutto

Altre notizie suggerite