Recensioni

6.8

Si rimprovera spesso ai supergruppi di essere poco più di divertissement e capitoli marginali. È vero, a volte non aggiungono molto ai curriculum dei titolari, ma viceversa farne a meno sarebbe un peccato, specie quando il coinvolgimento e il divertimento dei titolari è lo stesso che sanno trasmettere al pubblico. Come in questo caso. I Filthy Friends sono una formazione all-star nata cinque anni fa come tributo a David Bowie che mette insieme Peter Buck (R.E.M. e non solo), Corin Tucker (Sleater-Kinney), Kurt Bloch (Fastbacks, Young Fresh Fellows), Scott McCaughey (Young Fresh Fellows, REM) e Bill Riflin (Ministry e poi REM). O se vogliamo vederla in un altro modo, sono i Minus 5 con Corin Tucker alla voce. Una band nuova ma di gente che si conosce molto bene.

L’anno scorso il gruppo ha presentato i primi brani – tra cui Despierta, canzone politica parte della campagna anti-Trump – e ora arriva al debutto su lunga distanza. I brani sono all’altezza delle aspettative, forse anche troppo visto che Windmill e Faded Afternoon sembrano giusto in bilico tra il post-punk nervoso delle Sleater-Kinney e quello più pieno e rotondo dei REM (i ricami jingle-jangle di Faded Afternoon sono puro distillato buckiano al centro per cento). E allora la marcia in più entra quando ci si sposta sul lato Fastbacks/Young Fresh Fellows con il gioiellino flower-pop-folk-punk di Any Kind of Crowd, cui va per distacco la palma di miglior pezzo. Senza nulla togliere alle successive canzoni che ai suoni grintosi e a un’esuberanza degna del miglior power pop uniscono le astuzie da vecchie volpi del rock and roll, che sanno andare dritte al punto e ricamarci sopra senza perdere il filo di uno schietto approccio punk.

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