• ago
    14
    2015

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Young Turks

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La parabola di Tahliah Barnett, che ha accompagnato l’uscita dell’album di debutto dell’artista, è stata sicuramente una delle più seguite della scorsa annata. Con l’acclamato LP1 la furbissima FKA Twigs è partita dai piani bassi dell’underground, fino a raccogliere l’interesse di una parte del grande pubblico più esigente e a caccia di materiale ricercato. Sfruttando il momento di assoluta popolarità – in seguito a cui subentrano problemi di privacy, in questo caso relativi alla relazione con Robert Pattinson, che hanno portato la Nostra a minacciare recentemente di non rilasciare più interviste a causa delle troppe domande a riguardo – e sull’onda di un proficuo momento di creatività, viene pubblicato a sorpresa l’EP M3LL155X, pronunciato semplicemente “Melissa”. Melissa viene descritta da Tahliah come «personale energia, non uno strano alter ego». Non si tratta quindi di uno sdoppiamento di personalità, ma di una specifica e riconoscibile parte di sé stessa.

Accompagnato da un cortometraggio di 16 minuti, in bilico tra musica e sensuali coreografie, questo M3LL155X certifica un ulteriore passo, se non in avanti di certo laterale, all’interno del percorso discografico della musicista. Il mini album certamente non sposta nulla e non ci suggerisce niente di nuovo su FKA Twigs, ma conferma uno stato di forma invidiabile. Viene mantenuta la formula di art r’n’b straniante (Mothercreep), a braccetto con una co-produzione di BOOTS (al posto di Arca, altro nome cardine del 2014) che mette in risalto soprattutto il lato vocale dell’artista, fluttuante e lussurioso, ma al contempo scuro e dritto verso l’oblio. Un mood che disegna movimenti e danze astratte, tra ritmi industrial (Figure 8), hip hop e giochi di synth con distorsioni annesse (In Time).

Se grande attenzione viene concessa al lato estetico dell’opera (vedi la copertina che sfuma mani e volto), in primo piano c’è certamente il concept generale che muove i fili del giocattolo, «an aggressive statement conceptualising the process of feeling pregnant with pain, birthing creativity and liberation», con tematiche legate al sesso (Dress me up/ I’m your doll/ Love me rough), esplorazione del proprio io – seppur con il fare provocatorio già marchio di fabbrica (Am I dancing sexy yet?) – e relazioni ormai andate e la cui fine è difficile da accettare (You’ll be doing me right … In time you’ll learn to say sorry).

M3LL155X si muove tra le visioni cubiste di Mariah Carey e TLC (Glass & Patron, di cui è disponibile anche un videoclip) e versioni cyber ballad dell’ultima Beyoncé (In Time). È l’ennesima prova di un fenomeno che incrocia più arti e suggestioni, e pertanto non andrebbe osservato da un’angolazione prettamente musicale ma più ampia. Accontentandoci di melodia e suoni, in questi 18 minuti c’è tutto quel che serve, in attesa della prossima metamorfosi.

21 agosto 2015
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