Recensioni

Fricat è il progetto solista di Joe Antani degli Apes on Tapes, che avevamo recentemente intervistato su queste pagine proprio per l’ultimo lavoro del trio hip hop Escape from Primate Island. Dopo l’EP Asinum Cum Asinum licenziato per Sostanze Records nel 2014 all’insegna di uno wonky ciccione e giocoso il giusto, per quanto già eterogeneamente contaminato, la ricetta cambia, ibridandosi ulteriormente per questo esordio su lunga distanza Fricatism.
L’album si pone come manifesto di un’estetica dell’imbastardimento orgogliosamente rivendicata da Antani già dal programmatico titolo dell’operazione. Un precedente abbastanza prossimo può essere trovato – restando in ambito di elettronica italiana – nel recente (2015) Gonzo di Capibara. Proprio Luca Albino è anche autore – in veste di grafico – dell’evocativa cover del disco, che rispetto al gattaro mixtape di Capibara sembra porsi su un terreno più orchestrale e meno “giamaicano”. Niente dancehall quindi, ma ancora tanto hip hop, scampoli trap, ritmi ballabili e distensioni più atmosferiche e compassate. Il lavoro svolto in collaborazione con la Wasbridge Philarmonica Orchestra profuma il tutto ampliando la palette con profondità sinfoniche che richiamano molto spesso le colonne sonore di tanti videogiochi strategici di inizio millennio come Age of Empires, Imperium Civitas o Civilization.
Parentesi marziali (Antifaçade (MOP)), tribalismi (Morbo) e suggestioni etnicheggianti (Mo’Squitos Mo’Problems), oscurità assortite e rituali misterici, carnevali occulti e assoluta centralità dei beat. Tra i best e tra i must del 2016 elettronico italiano.
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