Recensioni

Ripensando ai ben 17 anni di attesa per una nuova prova a nome GAS terminati nel 2017 con NARKOPOP, fa strano – ma ovviamente piacere – ritornare, poco più di 12 mesi dopo, a parlare di una nuova opera firmata da Wolfgang Voigt sotto il più celebre dei suoi alias. Con il precedente lavoro, il producer tedesco non aveva fatto altro che fissare ancora di più il suo personalissimo concetto di ambient, materia fatta tanto di droni estatici immersi in quelle foreste oscure dove in età adolescenziale era solito rifugiarsi per dar vita ad esperienze lisergiche (sotto l’effetto dell’LSD), quanto di una techno basale sotto le spoglie dell’industrial utilizzata come contrappunto urbano; concetti che mai viaggiano paralleli ma che invece si avvitano e snodano senza perder mai la loro forma originaria. Concepito, leggiamo nella nota stampa, come un’ideale viaggio da percorrere senza soste intermedie, il nuovo Rausch riporta nuovamente alla luce gran parte di ciò che già conosciamo della discografia del boss di Kompakt, che sembra non conoscere passi falsi e a cui si aggiungono, di volta in volta, nuovi essenziali capitoli.
Se NARKOPOP brillava per organicità e compattezza dal lato produttivo, Rausch prosegue con identica calligrafia, non fosse per un utilizzo maggiormente robusto – ma pur sempre dosato con precisione chirurgica – sul lato dei campionamenti orchestrali, da sempre marchio di fabbrica della ragione sociale. Con la solita classe si dipingono sensazioni ed epiche texture, dove si fa strada un’implacabile marcia funerea à la Andy Stott (o se volete, citiamo i soliti, presentissimi Basic Channel), che entra in punta di piedi e – al contrario del suo predecessore – non ci lascia più, sbrogliando con imponenza la suggestiva trama di un disco che ciclicamente emerge e torna nell’ombra, in bilico tra estasi e tremendi stati d’ansia, dialogando incessantemente tra gli astri e i detriti post-bellici per una narrazione che sa tanto di sinistra malinconia novecentesca quanto di inquietudine post-moderna. Ennesimo imprescindibile episodio di Wolfgang Voigt… e chissà ora quanto dovremmo aspettare per rivederlo di nuovo.
Amazon
