• giu
    30
    2014

Album

Columbia Records

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Non è un caso che da queste parti la pagina album dell’EP Did You Hear The Rain? sia la terza più visualizzata dell’anno, tra le visite provenienti da motori di ricerca: il bristoliano George Ezra è stato un fulmine al ciel sereno, protagonista assoluto dei palinsesti radiofonici in madrepatria, in tutta l’area mitteleuropea e dalle nostre parti grazie al singolo Budapest (lo scorso anno inserito all’interno della playlist Tracks from EPs 2013), ad oggi uno dei dieci singoli più scaricati nel 2014 in Italia.

Quello di George Ezra (già tra i candidati del BBC Sound of 2014 e in curriculum un Glastonbury davanti a qualche migliaio di teste) è il classico nome che rischia – come quello di Vance Joy – di trasformarsi in un one hit wonder ancora prima della pubbicazione dell’album di debutto, Wanted on Voyage. Questo sospetto non deriva tanto dagli scarsi risultati del secondo EP Cassy O (era infatti evidente la sua natura di tappabuchi in attesa dell’esordio lungo), quanto dalla quasi-certezza del fatto che difficilmente il giovane inglese riuscirà a ripetere i risultati di Budapest. Lungo le dodici tracce – sedici nella versione deluxe – in parte provenienti dagli EP (e influenzate da un viaggio tra le grandi città europee), nonostante la continua ricerca della melodia radiofonica, è infatti difficile individuare una possibile Budapest-bis. L’iniziale Blame It On Me lo è, ma solo nelle intenzioni.

Poco male, abbiamo comunque piacevoli filastrocche rese vivide dal variegato timbro di George – in grado di spostarsi senza fatica dalle tonalità più basse agli pseudo-ululati, passando ad altezza Caleb Followill – che accompagna atmosfere dal sapore americano provenienti direttamente dal Delta-blues, dal gospel e dal vecchio folk variegato roots-rock seguendo in un certo senso il revivalismo (maggiormente folk) di Edward Sharpe & the Magnetic Zeros, dell’ultimo (prevalentemente soul) Paolo Nutini o dell’astro nascente (blues-oriented) Hozier. Nascono motivetti da fischiettare in situazioni bucoliche – Cassy O’ in cui si impone come un moderno Lonnie Donegan – che si alternano in modo funzionale a sing-along in solitaria ai margini della palude (Barcelona).

Il songwriting di George fa leva su una sottile ironia dei testi che ben si sposa con le atmosfere spensierate del disco figlie di una proposta tutto sommato coerente, difficile da inquadrare freddamente in qualche attuale macromovimento di facile mercificazione, a parte qualche sporadica incursione nella Age of Folk Prostitution. Meno in linea con il resto della produzione – ma comunque nel complesso discretamente riuscite – la conclusiva Spectacular Rival (tra la murder ballad e i Crash Test Dummies), una Did You Hear the Rain? impregnata di una apprezzabile tensione di fondo e Stand By Your Gun, uptempo dai colori pop-funk.

Wanted on Voyage è quindi il convincente risultato di un ovvio compromesso tra qualità che nascondono un buon potenziale compositivo e necessità commerciali confermate anche dalle tre tappe-vetrina italiane di fine luglio come spalla dei Bastille, con i quali il Nostro non condivide assolutamente nulla a livello stilistico.

1 luglio 2014
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