• Mar
    03
    2014

Album

Contro Records, New Model Label

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A neanche due anni da Togliamoci il pensiero, torna l’ex-frontman dei Joe Leaman col sesto album da solista ed un rock cantautorale sempre più combattivo (e non “impegnato”, visto il senso ahinoi deleterio del termine). Il suo punto di partenza, di vista e di forza è proprio il volersi coscienza critica del presente senza salire su uno scranno ma restando coi piedi ben piantati a terra, aggrappato alla sua condizione di individuo/cittadino sensibile e senziente. Un menestrello, sì, ma che si è ascoltato bene il rock nelle sue varie declinazioni elettriche, tanto da farne un intercalare necessario nonché un ben articolato scenario emotivo e culturale.

Vedi infatti come la opening Taglialegna mediti sulla latitanza di riferimenti ideologici sostanziali alludendo alla pulsione suicida di Cobain perciò costruendosi come una parafrasi di My My, Hey Hey di Neil Young (con un verso della quale – “It’s Better To Burn Out/ Than To Fade Away” –  il leader dei Nirvana scelse di congedarsi dal mondo). Oppure vedi come la title track indossi con disinvoltura il piglio generoso e trascinante dei R.E.M. anni Ottanta, mentre ne Il Fruttivendolo con la maglietta dei Metallica si bazzicano spigoli funky e atmosfere jazzy sulla scorta di un bel sax. Certo, con Le donne del trentunesimo secolo e Fotografie (forse il testo più bello in scaletta, con passaggi quali “è un trucco tipico del digitale/ confonder l’anima con l’animale”) il pensiero corre rapido a un De Gregori, che graziaddio non si è limitato a volersi figlioccio di Dylan ma si è fatto strapazzare ad esempio dal Paisley (come è ancora evidente nella rabbiosa Gorizia).

Al netto di un paio di passaggi fuori fuoco come L’ultimo nato (troppa epica da mondo antico gucciniano) e una Neve che tenta l’impasto fiabesco/visionario rischiando il pasticcio, stupiscono non poco le pennellate atmosferiche quasi eniane di Strisce pedonali e soprattutto colpisce Terra, un quarto d’ora di folk blues laconico e struggente che manda il De André altezza Anime Salve sulla spiaggia desolata di Young, meditazione espansa che procede per sequenze componendo un affresco amaro e solenne, insomma se non è il capolavoro di Frigieri poco ci manca.

In ultima analisi, Distacco è un disco che sa di margini, quelli da cui ha preso vita, ma che per lunghi tratti è capace di farli sembrare l’unico luogo in cui le cose acquistano un senso forte e reale.

9 Marzo 2014
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