• Gen
    19
    2018

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ANTI-

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Per chi lo conosce già e per chi non lo conosce: il ritorno di Glen Hansard con Between Two Shores, terzo disco della lunga e varia carriera del songwriter irlandese, è un gradito ritorno, un punto di arrivo delle cose fatte fino a qui ma anche un punto di ripartenza. Perché Hansard è in giro da parecchio tempo, dai tempi in cui compariva, giovanissimo, nel film cult di Alan Parker The Commitments, fino all’Oscar per la canzone del film Once, dove lo abbiamo visto anche recitare; nel mezzo i dischi con il suo primo gruppo, i Frames, che pare avessero tra i loro roadie nientemeno che Jeff Buckley (in rete c’è anche una specie di omaggio di Glen a Jeff, Glen Hansard discusses Jeff Buckley), il progetto The Swell Season con la (ex?) fidanzata Markéta Irglová, co-protagonista nel sopracitato Once, e poi che altro? Ah sì, il bel disco tributo It Was Triumph We Once Proposed… Songs of Jason Molina, l’amicizia con Eddie Vedder nata in circostanze particolari e che gli è valsa la stima del frontman dei Pearl Jam (che se lo è portato dietro nei suoi tour da solista).

Insomma, ci sono tanti modi per conoscere questo artista che è un pezzo importante dell’Irlanda musicale di oggi, come dimostra la sua partecipazione pochi giorni fa alla serata dedicata a Shane MacGowan. Un’Irlanda dove Hansard fa il cantautore cercando la sua poetica tra due spiagge, quella americana e quella della sua terra. Un occhio a Bob Dylan, forse anche a John Denver, tanto per sparare alto quando cerchi di metterci tutta l’anima del mondo per fare del buon folk rock d’autore, e i due dischi che precedono questa nuova uscita sono stati ottimi tentativi in questa direzione. Un occhio però anche a Van Morrison, che fa capolino spesso in questo nuovo disco, in brani come Why Woman o Movin’ On, e al Bruce Springsteen della E Street Band per il piglio un po’ più tirato seppur sempre melanconico.

Un album, questo, che segna anche un passo diverso nell’esercizio del songwriting: meno intensità nei testi e più attenzione agli arrangiamenti, dove l’orchestrazione a tratti più rock che folk, sostenuta dalla presenza dei fiati e delle chitarre elettriche, già evidente nella traccia che apre il disco Roll On Slow, rende il disco meno intimista e sofferto (non c’è una The Storm, It’s Coming), meno focalizzato su temi precisi. Non si capisce se l’ispirazione di Between Two Shores arrivi grazie a un viaggio on the road o dopo la rottura di una storia, o sia frutto di una riflessione sui tempi di crisi in cui viviamo, ma è poi così importante? Nel disco la voce robusta e pulita di Hansard trova nuove vie espressive, risultando meno sussurrata, più ruggente. La sua è una capacità di interpretare di alto livello, che arriva diretta al cuore, come in Time Will Be The Healer, la ballata che chiude il disco e che rappresenta la quadratura del cerchio che il songwriter ha cercato in questo terzo capitolo. Avanti così.

21 Gennaio 2018
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