Recensioni

Headie One è uno dei golden boy del grime UK, alla stregua di un Dave o un AJ Tracey (o, volendo, di uno Stormzy pre-exploit). Classe ’94 e gavetta ben condotta tra EP e mixtape, arriva ora ad un esordio particolare e interessante, anzitutto per la struttura. La scaletta è estremamente compatta, solo 8 pezzi di cui 2 interludi. Se il confine tra LP e EP è oltremodo sfumato (ma nell’Oggi dello streaming sono distinzioni che lasciano ormai il tempo che trovano), quello che fa drizzare le antenne è il parterre di nomi coinvolti. Per un Fred again alla produzione troviamo poi Jamie XX, FKA Twigs, Slowthai e Sampha. Non esattamente gli ultimi sfigati quindi, e vederli presenziare nel disco di un esordiente dà una serie indicazioni di quanto in madrepatria il giovanotto sia unanimemente considerato il cavallo su cui puntare.
Stavolta il ragazzo si muove su suoni decisamente più british rispetto al suo ultimo mixtape Music x Road (dove già collaborava con Skepta e Dave), che prendeva atmosfere americane un po’ mafia-rap à la Reasonable Doubt di Jay-Z, tra il raffinato e il pappone. L’iniziale Told si apre su un minimalismo ovattato da decompressione post-club, sviluppandosi in un crescendo conciso ma efficace. Headie sfoggia un cantato decisamente in miglioramento, occasionalmente spennellato di autotune ma senza mai strafare. La title track esplicita per prima l’aria più britannica che dicevamo: fruscii e campioni soul femminili riesumati da chissà quali vinili polverosi, ed è subito Burial a manetta. L’ospitata di FKA Twigs si risolve in un breve interludio catartico in cui lei si limita a fare le vocine di sfondo, mentre Smoke con Jamie XX prende una All Under One Roof Raving qualsiasi e ci spalma sopra un po’ di rap. Poi troviamo ballate più riflessive (Charades, i titoli di coda di SOLDIERS con Sampha), e nostalgici passatismi UK: vedi il dub di Know Me, dove si risente un po’ lo Skream del primo disco (tipo Midnight Request Line).
A livello di testi non troviamo nulla che sia troppo spettinante: solite disamine da vita di strada, gang-culture e trust nobody vari, conditi da un po’ di malinconia consapevole. Onesto ed efficace, è un disco che scivola via in un amen e non alza eccessivamente l’asticella delle aspettative. Può bastare? Per ora assolutamente sì.
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