Recensioni

Bloomington è una cittadina dell’Indiana da 80.000 anime, culturalmente ruotante attorno al campus dell’Indiana University. Geograficamente lontana dai maggiori poli (contro)culturali del Paese (le uniche personalità di spicco a livello musicale legate alla città sono due portabandiera del cliché dell’US-rock anni Ottanta come John Mellencamp e David Lee Roth), Bloomington è in realtà la casa di due delle etichette indipendenti americane più importanti degli ultimi vent’anni: Secretly Canadian e Jagjaguwar.
A riportare Bloomington sulle cartine geografiche della scena a stelle e strisce provano i giovani Hoops, quartetto indie pop inizialmente nato come progetto solista del leader, Drew Auscherman, e successivamente espanso in formato band. Negli ultimi due anni Auscherman e compagni hanno pubblicato tre EP in cassetta (il terzo nastro comprende anche le tracce contenute nei primi due) purtroppo attualmente introvabili a livello fisico – ascoltabili comunque sia su Youtube che su Spotify – ma in grado di convincere Fat Possum ad inserirli nel proprio roster e a pubblicarne l’omonimo EP, composto da cinque tracce di jangle pop liquido e sognante, quello per intenderci idealmente figlio degli eighties ma rigenerato ad inizio decennio da tutta una serie di progetti di casa Captured Tracks (Wild Nothing, Mac DeMarco, DIIV…).
Come il compagno di scuderia Day Wave (vedi Hard to Read EP), anche gli Hoops cercano di inglobare – senza snaturarsi – la lezione di Brooklyn in un formato maggiormente pop, ipoteticamente appetibile per un pubblico più ampio. Il singolo di lancio Cool 2 è già un piccolo manifesto Tatum-iano di appena due minuti, dal ritmo bello sostenuto e dalle progressioni jangly decisamente solari, mentre, rimanendo in territori uptempo, Going Strong viene ricamata su trame più vicine a contesti wave. La controparte nostalgica è composta da brani che con un po’ di fantasia potrebbero essere stati scritti da dei Real Estate più urbani e meno beach-friendly: Yeah – esclusa la coda da aperitivo – è probabilmente il passaggio più narcotico del lotto, Give It Time con la sua chitarra sognante scandisce interessanti cambi di tempo, e poi c’è la conclusiva – meno strutturata e meno incisiva – Gemini.
Non siamo certamente davanti ad una band destinata a rivoluzionare i crismi dell’indie pop americano, ma i cinque brani che compongono l’EP HOOPS sono tutti scritti con un gusto melodico-strumentale che difficilmente porta allo skip facile. Non si tratta soltanto di composizioni adatte a queste settimane tardo-estive, ma anche di buoni diversivi per quella fetta di pubblico non pienamente soddisfatta dall’ultimo lavoro targato Wild Nothing.
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